L’INVASIONE GLOBALISTA DI CEUTA: UNA DIFESA DELLA GLOBALIZZAZIONE
In questa sua analisi Gianmarco Landi spiega come gli eventi di Ceuta siano parte di una più ampia dinamica geopolitica, collegando immigrazione, globalizzazione, conflitti e rapporti di forza internazionali, perché tutti questi fatti hanno la stessa matrice e la stessa regia: il sionismo.

Con questo mio articolo reputo opportuno approfondire che cosa rappresenti la recente invasione dell’exclave spagnola di Ceuta da parte di decine di migliaia di giovani maschi marocchini: è una mossa che esplicita la dialettica in atto all’interno dell’Occidente, dove, da un lato, ci sono l'Amministrazione Americana e alcuni partiti europei che stanno prendendo piede in chiave di opposizione alla libera circolazione delle genti senza regole, e, dall’altro, i difensori della globalizzazione e del vecchio ordine, che scendono in campo facendo mosse come questa, che hanno il chiaro intento di creare caos e di ampliare le possibilità che ci sia una asprissima conflittualità sociale in Occidente.
A differenza di ciò che vorrebbero darci ad intendere i media mainstream, questo fatto non ha nulla a che vedere con un’ipotetica ritorsione USA nei confronti di Sanchez per non aver concesso lo scorso marzo le basi militari per l’attacco all’Iran, perché il Premier spagnolo è notoriamente una creazione del mondo radical e le numerosissime prove di corruzione che riguardano il suo governo non fanno altro che confermarlo. Sanchez è una creazione radical devota alla globalizzazione, a cui, però, nella messinscena globalista e ai fini di tale sceneggiatura, è toccato di dover recitare la parte dell’anti-sionista. In Occidente esistono diverse realtà che si oppongono a Israele per finta, e la Spagna è una di queste. Alla stregua dell’Iran in Medio Oriente. Sono situazioni in cui la conflittualità è solo apparente, a differenza della conflittualità reale che è stata aperta dall’Amministrazione Statunitense nei confronti della Spagna, proprio perché quest’ultima fa parte di questo gioco globalista.
Gli avvenimenti di Ceuta non sono da attribuirsi all'Amministrazione Trump, ma ai sionisti e al loro teatrino della globalizzazione, che crea, alimenta e protrae quelle dialettiche conflittuali, quegli scontri radicali, che, in realtà, sono a presidio del Sistema, non sono contro il Sistema.
Perchè nel momento in cui si esasperano i toni a livello sociale, come anche recentemente a Bologna, dove, in seguito alla morte di un immigrato pregiudicato, il sindaco del PD ha colto l’occasione per smobilitare tutti i centri sociali della città supportati dal mondo finanziario di George Soros, nel momento in cui si cerca costantemente di creare una conflittualità violenta e radicale, non si opera per risolvere il problema, ma, tutt'al più, per trovare una mediazione tra le due posizioni e, quindi, i problemi permangono e restano irrisolti. In perfetta sintonia con la teoria di Saul Alinsky espressa nel 1971 in: Rules for Radicals, testo di fondamento per tutti i Dem americani che sono stati al potere a partire dagli anni ‘90, che teorizza la necessità, per chi è al potere, di alimentare scontri radicali, anche violenti e con spargimento di sangue, perché lo scontro, alimentando le due posizioni estreme contrapposte, alimenta il Sistema, non lo fa cambiare!
Per sintetizzare e a fine esplicativo: lo scontro alimenta, da un lato, la posizione filo-remigrazionista di Vannacci e, dall’altro, quella filo-accoglienza della Boldrini. Sono dinamiche globaliste espressamente ricercate per radicalizzare il dibattito e le posizioni politiche al fine che il Sistema permanga in una condizione gattopardesca, nella quale, al limite, un qualche cambiamento verrà apportato soltanto a livello estetico, ma lo status quo non sarà intaccato.
E, a proposito di status quo, reputo di dover sottolineare come i media mainstream continuino ad esserne l’estremo servizievole baluardo con le loro narrazioni totalmente prive di logica, di razionalità e di profondità. Ho fatto brevemente cenno, poc’anzi, al fatto che la Spagna, in Europa, sia assimilabile all’Iran, in Medio Oriente, in quanto Paese apparentemente anti-sionista, ma, in realtà, funzionale al mantenimento dello status quo conflittuale necessario per il Sistema. Come si è mosso dunque Trump riguardo all’Iran? Apparentemente giocando dalla parte di Israele, perché non poteva fare diversamente, ma non obbedendo ad Israele, infatti, gli aiuti richiesti da Netanyahu, e anche da Zelensky — che in realtà è l'altra faccia di Tel Aviv — per alimentare la guerra, non sono stati dati.
Non c'è un'effettiva volontà da parte dell'Amministrazione Trump di armare l'Ucraina e di armare Israele in modo che possa divampare un conflitto come quello che le forze sioniste e le forze anti-russe vorrebbero realizzare. E, questo, malgrado il fatto che, nella dialettica politica, talvolta possa sembrare che Trump debba cedere alle richieste degli “alleati”. Ma, in realtà, grazie all’operato e al comportamento di Trump, che ha esacerbato e quindi esposto il problema, sta accadendo che negli Stati Uniti la capacità pervasiva di controllo e di manipolazione sionista sta perdendo sempre di più sostanza ed efficacia, e quelle forze che in Israele, in Iran e negli USA vogliono il perdurare dei conflitti e desidererebbero trascinare il mondo in una terza guerra mondiale, sono sempre meno onnipotenti.
A dimostrazione della pervasività di certe forze di quello che in questo articolo ho chiamato il Sistema, vorrei ricordare che in Iran, ad esempio, non solo il capo dei Pasdaran, Esmail Qaani, era sotto il controllo del Mossad, ma addirittura l’ex Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, era sotto il controllo del Mossad, e dal mese scorso risulta essere agli arresti domiciliari, perché sono state scoperte intense interlocuzioni tra colui che recitava – benissimo – la parte del nemico numero uno di Israele e il Mossad, che, invece, si era abilmente costruito il proprio nemico. E confesso che non smetto di stupirmi per le ingenue analisi di sedicenti esperti che continuano a guardare all’Iran, ma anche ad altri paesi, come ad una realtà monolitica, quando, invece, la politica si regge da sempre su appoggi internazionali che spesso diventano infiltrazioni, e nessun leader politico riesce ad imporsi, soprattutto in un contesto caotico come quello mediorientale, senza questo genere di alleanze che sono le precondizioni alla sua ascesa politica. Alla luce dell’arresto di Ahmadinejad e della scomparsa di Esmail Qaani all’indomani dell’uccisione dell’Ayatollah Khamenei, come si fa a non capire che l’Iran non è un monolite, ma un Paese che esprime una lotta interna e con gangli nevralgici della Nazione eterodiretti dall’estero? Come si fa a dire che l'Iran è un monolite anti-Israele e anti-America, quando tutti dovrebbero aver capito che l'agenda di Trump è una cosa, e l'agenda di Israele è un’altra? Sarebbe come dire che in Italia tutta la popolazione e tutti i politici sono filo-UE, cioè una colossale sciocchezza!
Allo stesso identico modo, negli Stati Uniti, è in atto una durissima lotta politica tra le forze repubblicane che vogliono emanciparsi dal controllo delle lobby sioniste e tutta la vecchia guardia ancorata al Sistema, che, con le unghie e con i denti, lotta per riportare l'Amerika – quella con la K – in una situazione di guerra in stile anni '80 e '90.
È dunque evidente la necessità di fare questo distinguo e non è possibile fare alcuna analisi seria prescindendo da esso.
E come cristallina esemplificazione di questo distinguo porto all’attenzione del lettore il personaggio più significativo a livello dell'élite occidentale di tutta l’Amministrazione Trump: Robert F. Kennedy Jr., che sta cambiando con la propria bravura politica gli indirizzi del mondo farmaceutico e del mondo alimentare.
Robert Kennedy ha dichiarato in maniera oltremodo esplicita che l'assassinio di suo padre e di suo zio sono stati fatti da apparati della CIA. Il passaggio CIA, infiltrazione del Mossad, solo un deficiente non è capace di farlo.
Allora, alla luce di quello che sta accadendo, e cioè di un'Amministrazione Trump che ha un personaggio della caratura di Robert Kennedy Jr., che impatta nel dare la cifra e il carattere politico alla Presidenza Trump in tutto l'Occidente, che dichiara che il Mossad, nel 1963, uccise l’allora Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy e, nel 1968, uccise Robert Kennedy immediatamente dopo la sua vittoria alle primarie del Partito Democratico, come si fa a non rilevare l’esistenza di un’America che continua a sostenere la supremazia di Israele e del sionismo e l’esistenza di un’altra America, che questo sostegno non lo dà più?
Un’altra espressione di questa nuova America che sta prendendo sempre più forma sotto questa seconda Amministrazione Trump, è il manifestarsi del dissenso espresso da molti Generali dell’Esercito USA, che stanno portando avanti una linea di disconoscimento di quelli che sono stati gli indirizzi politici e geopolitici, che, come automatismi, hanno imperversato per decenni. In questo senso, questo dissenso fa gioco a Trump, perché denuncia ed espone il controllo che dall’estero gravava sugli Stati Uniti d’America, e non solo a livello politico e militare, ma anche a livello tecnocratico, con personaggi come Anthony Fauci, che, per tutta coincidenza, in questi giorni, in audizione al Senato, alla stregua dei criminali nazisti a Norimberga, si è avvalso della facoltà di non rispondere appellandosi al V emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
Ciò che si sta sempre più nitidamente profilando è che la seconda Presidenza Trump è il palcoscenico su cui sta andando in scena la sconfitta del sionismo. E in questo palcoscenico tutto è collegato, non si può ragionare di geopolitica a compartimenti stagni, la dialettica tra Israele e Iran e quella tra Russia e Ucraina, ad esempio, sono collegate tra loro ed entrambe sono dettate dai desiderata sionisti. Infatti, già dal 2013 Putin costituisce un problema per il Sistema, per aver per primo esposto la necessità di avere un sistema finanziario che fosse emancipato dal controllo della Federal Reserve, del Fondo Monetario Internazionale e di tutte quelle dinamiche controllate dai Rothschild, dagli Warburg, dai Rockefeller, dai padroni del cartello farmaceutico e del comparto militare ed energetico.
Una volta che si ha chiara la dialettica politica di scontro di cui il Sistema ha bisogno per continuare ad esercitare il potere, risulta quindi evidente che dietro i fatti di Ceuta ci sia sia la mano di Soros che quella di Netanyahu, ovvero le mani sioniste dei Rothschild tese a completare il Piano Kalergi. Risulta altresì evidente il motivo per cui il tentativo di Trump di pacificare il Medio Oriente sia stato rifiutato da Netanyahu: Israele non può accettare un piano di pace che abbia come punto centrale il completo disarmo di Hamas, poiché Israele ha bisogno di continuare ad avere un nemico armato da poter combattere, i sionisti e i Signori della Globalizzazione hanno bisogno sia di Netanyahu che dei nemici di Netanyahu. E, ancora, risulta evidente perché l’Europa debba essere sempre più terreno di conquista per masse di immigrati irregolari che creano conflittualità sociali sempre più insanabili.
In ultimo, ma non per importanza, risulta oltremodo evidente come Trump, sul fronte interno, ossia nella dialettica tra l’ala Neocon e quella MAGA, sia stato abile a giostrarsi, sicuramente non senza fatica, in modo da non spaccare il Partito Repubblicano in vista delle Midterm di novembre come le forze sioniste avrebbero invece certamente auspicato.
https://www.gianmarcolandi.it/blog/l-invasione-globalista-di-ceuta-cio-che-appare-e-cio-che-e-in-politicaContinua a leggere
Esteri e GeopoliticaLA FED SI INGINOCCHIA AL GENIUS ACT: UNA SVOLTA MONDIALE
Alcuni recenti avvenimenti sono segnali di una “svolta epocale” che porterà presto ad un nuovo assetto geopolitico globale e all’affermarsi di un nuovo sistema finanziario. L’incontro tra Trump e Xi, Francesca Albanese divenuta testimonial di moda e l’applicazione de facto del Genius Act da parte della Fed, sono visti da Gianmarco Landi con uno “sguardo olistico”, che consente di poter affermare che la svolta è alle porte.
Esteri e GeopoliticaBOCCIATURA CLARITY ACT: L'ORCHESTRA DEL TITANIC
Gianmarco Landi evidenzia come la bocciatura del 15 settembre 2026, al Senato USA, riguardo la mozione procedurale per favorire l’approvazione del Clarity Act, sia stata «soltanto una schermaglia iniziale». Ma, malgrado il sostegno di George Soros all'attuale sistema bancario, il provvedimento sarà alla fine approvato e «le banche non riusciranno ad imporsi». Al centro dell’analisi vi è il conflitto tra il sistema bancario, la SEC e l’Amministrazione Trump, con inevitabili ripercussioni sull’assetto finanziario globale.
Esteri e Geopolitica
