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Gianmarco Landi
Nuovo Sistema Finanziario6 min di lettura

Economia, società e mass media, scenari futuri della centralità dell'essere umano

Un resoconto su un convegno su economia, società e mass media, che ha avuto tra i relatori Gianmarco Landi, e che riflette sul ritorno della centralità dell’essere umano nell’era della finanza globale e dell’informazione digitale. Tra filosofia economica, critica al materialismo e analisi dei monopoli mediatici, il confronto propone nuovi modelli economici fondati su consapevolezza, etica e sviluppo umano.

Il confronto e dibattito moderato da Giovanni Masotti presso l'Auditorium della Chiesa di Scientology di Roma di Paolo Onorati 26/05/2025

Una scelta della location forse lungimirante per certi versi, Ekklesia da Ekklaleo “invitare”: una qualsiasi chiesa non dovrebbe essere, per caso, un luogo di accoglienza o un posto dove recarsi per chi abbia il desiderio interiore di significati che ritiene di valore superiore?

Le posizioni degli oratori – diversi per background e visione generale – che stridevano fra di esse, hanno viaggiato comunque su binari paralleli, in modalità obsolete, tant'è da non sentire la mancanza dei toni e delle prevaricazioni dei rotocalchi mainstream, e un volto storico dei TG Rai come Masotti, si è dovuto “accontentare” di incalzare gli intervenuti con quesiti “costruttivi”, con una promessa decisamente demodé: che a fine discussione si sarebbe giunti ad una maggiore consapevolezza degli argomenti sviscerati.

In apertura, troviamo l'intervento dell'economista di lungo corso Nino Galloni, ma potremmo riuscire a intendere meglio gli sforzi di trasmettere le varie vision, partendo dal discorso dell'analista finanziario e politologo Gianmarco Landi. Landi esordisce con l'assunto fondamentale che l'Economia è una branca della filosofia, chi ne gettò le basi – Adam Smith – era un filosofo. Secondo lo studioso bolognese, solo successivamente l'Economia fu inquadrata come soggetto a sé stante.

L'errore, il malinteso di fondo, secondo lui, sta proprio “nell'incastrare” l'Economia come uno degli ingranaggi della grande macchina della teoria dell'evoluzione di Darwin, ovvero delle tesi materialiste e meccanicistiche che ebbero grande eco nell'Ottocento, ma che risalgono ai tempi di Leucippo e Democrito (dal 460 al 370 a. C.), che le proposero prendendole a prestito, probabilmente, dalla mitologia egizia.

Per il materialismo e il meccanicismo tutte le cose possono essere ridotte a oggetti fisici e ai loro movimenti, persino i concetti di mente o anima e, finanche, gli enti caratterizzati da “mere qualità” - quali le facoltà di scelta e l'autodeterminarsi: tali fattualità non trovano, così, alcun posto o giustificazione in queste teorie.

Incasellando l'Economia nel “meccanicismo generale” l'argomento stesso diviene oggetto di molteplici tecnicismi alieni alle dinamiche vere e proprie che sono in essere nella vita umana, e ci si ritroverebbe, inevitabilmente, in impasse e alla mercé di prepotenze finanziarie e dei capricci dei poteri forti.

Per Landi qualsiasi risollevamento o successo economico scaturisce o trae ispirazione e forma grazie all'universo metafisico degli individui e a quello proprio dell'esistenza, e la linea di demarcazione fra la prosperità e il soccombere risiede nella fede escatologica che il bene e il buon senso delle persone – alla fine e “in qualche modo” - prevarrà e avrà la meglio nel mondo, secondo una logica spontanea e autodeterminata, che ci appartiene innatamente.

Proprio in questo momento storico, a detta di Landi, ci troviamo al giro di boa, all'inversione di rotta, testimonianza ne è l'elezione dell'agostiniano Leone XIV e il ritorno delle politiche economiche e finanziarie dell'amministrazione Trump. Il futuro è l'anarco-finanza, tuona, e stiamo ora sentendo il canto del cigno dei monopolismi e degli accentramenti internazionali.

Per Galloni, invece, il problema principale risiede, in primis, nel comprendere le varie e diverse meccaniche economiche e finanziare a cui si è soggetti nel bene o nel male, per lui è di fondamentale importanza essere edotti e armati fino ai denti per potersi difendere e avanzare verso stati di benessere sociale più desiderabili.

Come si potrebbero sventare attacchi nemici se non si fosse minimamente consapevoli in cosa consistano o, peggio ancora, se non si sapesse addirittura di essere attaccati? Se non si capisce la struttura e l'anatomia dell'economia non si potrà mai essere costruttivamente efficaci a riguardo, essendo ignari dei suoi perché e per come. Galloni riconduce l'intero argomento dell'Economia al singolo elemento semplice del profitto e del margine, e vede come primissima sua aberrazione il guadagno “a tutti i costi”.

Il capitalista o l' imprenditore sano, etico – asserisce – si aspetta il ritorno dei suoi investimenti o attività alla fine del ciclo di produzione, ovvero quando il prodotto/servizio finale arriva nelle mani dell'utente soddisfatto, in questo caso abbiamo richiesta di personale e di manager competenti; anche i salari sono proporzionali e si è in grado di pagare eque tasse, mentre gli operatori economici/finanziari che in modo scellerato esigono di anticipare il profitto a monte del ciclo di produzione, inevitabilmente, creano gravi pericoli nell'economia reale e grandi squilibri nella società, come accadde con la crisi mondiale del 2007-2008 che colpì borse, banche, aziende, lavoratori e famiglie.

I famigerati subprime, ad esempio, venivano scambiati con alti rendimenti, nonostante fossero dei titoli che rappresentavano mutui immobiliari erogati a persone più o meno indigenti, che poi alla fine non potettero più onorare anche per l'innalzamento del tasso di interesse che era variabile: questa situazione trova terreno fertile anche per il tipo di sistema finanziario – stranamente adottato – di mettere nelle passività di bilancio (come debito) la moneta emessa, piuttosto che metterla nelle “attività” di bilancio; se si continuasse imperterriti a non vedere la moneta come un simbolo e un mezzo per rappresentare e "favorire" il volume di economia “potenziale” di un dato territorio, ogni sorta di degenerazione troverà sempre un'occasione.

L' economista romano propone, quindi, di ripartire sia dalla moneta a credito “emessa dallo Stato”, ma anche dalla semplicità del microcosmo, ossia dal proprio territorio locale, per lui il globalismo va bene, ma di altro genere. Non bisogna permettere, dice, che chi non paga le tasse, chi tiene bassi i salari e si fa beffa dei regolamenti sia il più concorrenziale o monopolizzi il mercato generale, come le grandi multinazionali ad esempio, la soluzione viene necessariamente dal basso, nello sviluppare l'economia a livello locale e soddisfare la domanda interna prima di tutto, per poi andare oltre confine con tutto quello che in eccedenza si potrebbe produrre ed esportare.

E non facciamoci ingannare, continua, dall' intelligenza artificiale e dall'automazione. Se la robotica permette di soddisfare prima e meglio i bisogni materiali, questo non potrà mai essere il caso per le necessità immateriali, quali l'arte, la cultura, la spiritualità, il benessere psicofisico, etc. ed è proprio lì che si dovrebbe trovare l'Economia futura, a complemento dei desideri e aspirazioni dell'essere umano nel suo complesso.

Terzo ed ultimo relatore dell'evento il professor Paolo Cuomo, Diritto dell'informazione, delle Tlc, dei media e new media alla Lumsa e all'Università Marconi. Giurista ed esperto di comunicazione con un passato ai vertici dirigenziali Telecom/Tim, ha tentato di metterci in guardia dai tranelli e dalle incongruenze che troviamo presenti nel grande universo delle info.

La sua premessa di base è la Costituzione italiana che sancisce la libera espressione, ma nella realtà riscontriamo scivolare il nostro paese dal 46° al 49° posto nella classifica mondiale della libertà di informazione. Con l'avvento delle piattaforme social siamo inondati di notizie e ciò – oltre a comportare significative influenze a livello comportamentale e sociologico – ci presenta ogni giorno, anche, torrenti di dati a cui è difficile stare appresso e valutarne la veridicità.

Ma il punto più critico in tutto ciò, afferma Cuomo, risiede nella cosiddetta par condicio, per esempio le grandi piattaforme social, oltre ad avere una tassazione irrisoria, non sono soggette alla soglia del 20 per cento imposta come limite di affollamento pubblicitario. Inutile a dirsi, ci ritroviamo ad avere, ancora una volta, la consueta scena monopolista, in cui per pochi colossi sembra tutto facilitato quando si consente di veicolare la pubblicità a livello mondiale senza essere soggetti a dei tetti democratici di influenza e persino a una particolare tassazione.

E per concludere, e in linea con tutto ciò, che dire, invece, dei tre fondi di investimento BlackRock, Vanguard e State Street, ognuno proprietario dell'altro, che gestiscono l'80 per cento delle risorse finanziarie della Terra? Repetita iuvant: 80 per cento.

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