ITALEXIT, UNICA SOLUZIONE
Un articolo politico che presenta l’Italexit come unica via d’uscita dalla crisi economica italiana attribuita ai vincoli dell’Unione Europea. L’autore accusa Bruxelles di aver colpito deliberatamente crescita, sovranità economica e risparmio nazionale, sostenendo che Maastricht ed euro abbiano prodotto impoverimento strutturale e perdita di autonomia democratica.

L’Ue procede contro il Governo italiano reo di lesa maestà all’atto di avere osato ambire ad un disavanzo pubblico, per il 2019, pari alla miserevole cifra del 2,4% sul PIL, ben al di sotto dei parametri di Maastricht e di quanto usualmente sono state aduse a sforare Francia, Germania e altri; e ben al di sotto del 2,9% che Renzi, un paio di anni fa, aveva ventilato pubblicamente in una delle sue inconcludenti sparate contro l’establishment UE. La commissione replicò con sospiri, tenere carezze ed un compassionevole abbraccio a Renzi, segretario del partito da essa prediletto, e non certo col muso duro di oggi, con tanto di schiuma alla bocca, al grido di “Infrazionenn!”.
Questa feroce iniziativa è posta sotto l’egida formale dell’ex ministro dell’economia francese Moscovici ed è per me intollerabile per svariate ragioni. Tutti i paesi europei senza poter vantare, come invece può vantare l’Italia, il salubre indice di un avanzo primario pressoché costante negli ultimi 27 anni, hanno fatto ben di peggio in senso di allargamento della spesa e, per questo motivo, non si capisce la ragione tecnica ed asettica attraverso cui questo bullo francese abbia potuto permettersi di concepire una così vile aggressione, cioè l’attuazione di una procedura mai indetta contro nessun altro paese membro dell’unione. L’Italia è inoltre un paese fondatore dell’UE, a cui aderì senza deroghe, a differenza di tanti altri, e con un’economia che, in realtà, come vi spiegherò di seguito, era seconda in Europa e quarta nel Mondo.
Nel mio piccolo ambito di appassionato di politica, di economia, di finanza e di storia, con uno straccio di laurea in Economia, peraltro proprio con una tesi sulla Contabilità Nazionale, risultato di cui sono orgoglioso da provinciale italiano di origini meridionali quale evidentemente sono, giudico quanto sta accadendo un infame attacco frontale al carattere Libero e Democratico della Nostra Repubblica , nonché alla possibilità di un futuro di prosperità e benessere che, mai come oggi, vedo oggetto di sanguinolenta malversazione e volontà di arrecare un ingiusto pregiudizio.
Adesso basta!
Non dobbiamo più farci pecore belando delicatamente di piani A e piani B nel timore di urtare i potenti stranieri e farci tosare ancora di più. Forse, facendoci troppo pecore in virtù di uno spirito bonario e pacifico, che da secoli ci rende anche oggetto di scherno da parte di francesi e tedeschi, attiriamo i lupi e le volpi delle foreste mitteleuropee, sollecitando i loro istinti più selvaggi, di chiara e inconfondibile derivazione barbarica, che la nostra civiltà classica e cristiana, a loro generosamente trasmessa dai nostri Avi, non è riuscita completamente a sopire.
Forse dovremmo iniziare a pensarci come dei pastori maremmani, che sono tanto belli, buoni, cari e anche un po’ buffi, ma che non hanno nessun problema a fare a botte con i lupi, quando ciò sia inevitabile. Di cosa parliamo? Parliamo di iniziare a realizzare seriamente i presupposti di un’uscita aggressiva da questa fattoria orwelliana, che è diventata l’Unione Europea , evenienza di cui vi spiegherò nel seguito; e nel senso di quanto debbano essere solo i francesi e i tedeschi a temerla, così come un lupo ha timore quando vede spuntare all’improvviso, da una moltitudine di pelo bianco, che gli fa leccare i baffi, anche i denti poco invitanti di un pastore maremmano.
A questa conclusione non si arriva in un giorno e non vi chiedo di prendermi seriamente in considerazione per un mio unico breve scritto.
Se volete comprendere il mio punto di vista vi invito a leggere tutta una serie di puntate, che ho in mente di scrivere su Imola Oggi, per argomentare il senso della mia necessità di perorare l’ormai ineluttabile ITALEXIT, cioè l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea, come Piano A sull’agenda di questo e dei prossimi governi.
Le cose da dire sarebbero così tante che non so nemmeno io da dove cominciare. Credo siamo in una situazione assimilabile ad una crisi coniugale talmente forte e traumatizzante che tutti noi, me compreso, abbiamo bisogno di tempo per accettare la durissima realtà di un’unione insana, che ci ha riservato grandi torti, violenze fisiche e psicologiche, malversazioni di vario genere, fino al diabolico disegno di distruggerci instillando nella nostra mente il senso di colpa di un debito di carattere economico e morale inesistente, concepito per depredarci ancora di più di quanto già non sia stato fatto. E’ dura anche per me elaborare questa necessità di rompere una relazione stretta con un essere, quale l’Unione Europea di oggi, che nulla ha a che spartire con le meravigliose sembianze prospettate da Mazzini, De Gasperi o Spinelli, e che i nostri occhi faticano a vedere per quello che è in realtà, con quei tratti mostruosamente spregevoli di caratura giacobina e nazista. Diciamo che siamo un po’ nella situazione di quella donna che, recandosi in ospedale piena di lividi e fratture dopo una dura giornata di lavoro, perché è stata gratificata dal marito con una bella “caduta dalle scale”, non sa ancora se confermare in un verbale, per l’ennesima volta, l’ipocrita circostanza oppure disconoscerla denunciando l’abuso, superando il timore di affrontare le conseguenze e le incertezze del caso.
In questa puntata non vi parlerò di come le banche italiane e gli azionisti siano stati derubati , di macelleria aziendale a beneficio dei lupi della finanza, dei genitori 1 e 2 e di uteri in affitto, di disoccupazione e povertà dilagante, di suicidi per motivi economici, di stupri commessi da immigrati con carte di credito Soros Card, di radici e principi cristiani ripudiati, o dell’ennesimo comandamento europeo di consentire, in Italia, la produzione di formaggio senza latte, bensì vi parlerò di una serie di dati incontestabili, che dimostrano come e quanto l’Unione Europea sia stata solo un artificio per depredarci.
Vedendo quanto accaduto alla nostra economia dal 1992, insieme a Francia e Germania, sfido chiunque a non rilevare questo fenomeno, cioè una crescita economica che al nostro popolo è stata scientemente negata, schiacciata, depressa, oppressa, giustappunto, malmenata a partire dal 1992, l’anno dell’attacco di Soros alla Lira e, soprattutto, di Maastricht e dei suoi parametri di stabilità finanziaria dei conti pubblici. Dieci anni dopo, nel 2002, il turpe proposito dell’introduzione dell’Euro, ottenuta da Prodi in modo pessimo, ha registrato un ulteriore cambio di marcia nel senso di un’accelerazione della razzia perpetrata a nostro diretto danno dall’Asse Franco-Tedesco.

Guardate attentamente questa tabella e rimarrete sbalorditi quando la capirete.
PIL (espresso in migliaia di miliardi USD ogni 5 anni dal 1991) dei tre paesi più importanti dell’UE; e delta PIL Germania e Francia rispetto al PIL Italia.
In questo grafico vediamo quello che il nostro popolo ha guadagnato anno per anno, e quello che hanno guadagnato i tedeschi e i francesi. Per avere un’idea di quanto sia importante capire questi numeri, dovete pensare al PIL come alle vostre entrate economiche ogni anno, perché il PIL, in astratto, è la ricchezza che tutti noi ci siamo trovati in mano concretamente, anche se in verità non è tutta la ricchezza reale, perché molti di noi italiani hanno l’abitudine di produrre ricchezza in nero, non conteggiabile, perciò, in questi numeri. Il dato da comprendere è quello del 1991, precedente a Maastricht, in cui gli italiani erano anche un po’ più ricchi dei francesi, visto il differenziale tra i due PIL, che era di appena 27 miliardi di $ per i francesi, ma spalmato su una popolazione di 5 milioni di abitanti in più, e con un’economia in nero sicuramente di molto inferiore alla nostra.
Cosa dobbiamo soppesare oggi? Dobbiamo soppesare un differenziale di PIL Francia e Italia pari a 0,72 migliaia di miliardi di dollari creato tra il 1992 e il 2017, cioè 693 miliardi di dollari di ricchezza in più a vantaggio dei francesi rispetto ai dati del 1991, e di ben 1.190 miliardi di $ per i tedeschi!
Per dare un senso divulgativo di immediata comprensione dimensionale a questi numeri, rapportiamoci alla sola Francia, un paese molto simile all’Italia. Considerate bene il valore di 693 miliardi di dollari, che diviso per 60 milioni di italiani fa poco più di 11.500$ a testa, che per un nucleo familiare tipo di 4 persone ammonta a circa 40.000 euro di furto per ogni nucleo familiare, nel senso di una mancata ricchezza prodotta in Italia ogni anno, rispetto a quanto sarebbe stato lecito prospettare stante la situazione di partenza in ingresso a Maastricht e successivamente in regime di sovranità monetaria Euro. Facendo lo stesso ragionamento con il differenziale di PIL tedesco, più critico in senso di rigore, ancorché con scopo divulgativo, sia in virtù di oltre 22 milioni di abitanti in più della Germania sia del passaggio occorso in quegli anni di parte della Germania da un regime comunista ad uno capitalista, questi calcoli di raffronto 1991-2017 darebbero risultati ancora più smaccatamente evidenti, ma è inutile qui proporli, poiché il senso di quello che voglio denunciare credo sia già evidente.
Osservo comunque l’accelerazione di questa forbice di crescita su due livelli, quello dei ricchi, francesi e tedeschi, e quello dei nuovi poveri, cioè noi, che si registra con l’introduzione dell’euro (2002) e del dominio della BCE, una tendenza che ci ha visti soccombere non solo rispetto alla Francia e alla Germania, ma rispetto a tutti i paesi dell’UE, eccetto soltanto la sfortunata Grecia, presa a mazzate come noi, ma strutturalmente molto più fragile. La Grecia è un esempio di martirio resosi necessario come monito e avvertimento nei nostri diretti confronti , come hanno pubblicamente minacciato alcuni commissari UE asserendolo anche letteralmente.

Il grafico sottostante spiega questa situazione di gap italiano rispetto a tutti gli altri paesi membri.
Sarebbe bello sapere come gli eurofans spieghino questa enorme stortura all’insegna della loro UE così salvifica e catartica nei suoi propositi di fratellanza: i biglietti Erasmus Felicity per accedere al meraviglioso futuro dell’UE non sono arrivati qui per colpa dei ritardi Alitalia?
Prima di chiudere questa prima puntata, permettetemi di fare un excursus storico in cui, credo, si possa cogliere il senso profondo dei fatti politici dal 1991 in poi, e che oggi sono il continuo di una paradigmatica malversazione geopolitica nell’alveo di un corso e ricorso storico di cui Giambattista Vico ci disse grazie al suo genio.
Nel 1991 l’Italia era un nano politico, come sempre nella sua storia dalla fine dell’Antica Roma in poi, ma aveva un’economia straordinaria, con un PIL uguale a quello della Francia o solo di poco leggermente inferiore, sebbene avesse una popolazione inferiore a quella francese di circa 5 milioni di abitanti e, al contrario dei transalpini, non avesse una cultura prevaricatrice, che li porta da secoli a depredare 14 stati africani già in condizioni di povertà. Il reddito procapite degli italiani era più alto di quello dei francesi, sebbene l’Italia pagasse anche un tributo politico alla Grandeur della Francia acquistando la loro energia a prezzi esageratamente cari, senza considerare anche il risvolto di una quota PIL in nero, che i francesi non avevano e non hanno rispetto agli italiani. Nel 1991, con la piccola Liretta e il nostro staterello democratico pieno di vizi, ma anche di virtù, non eravamo la 5ª potenza economica al Mondo come si diceva per non urtare Mitterand e compagnia bella, ma la 4ª a scapito della Francia. Oggi, il dubbio se essere 4ª o 5ª non esiste più grazie al sogno UE e all’Euro di Prodi, Ciampi e Draghi, che ci hanno fatto precipitare in condizioni di povertà cogente.
L ’UE a ben vedere non è nulla di nuovo. Essa ha solo ripristinato antichi equilibri e, infatti, negli ultimi 26 anni siamo stati: “...calpesti, derisi perché non siam Popolo, perché siam divisi… ”, come ci insegnò Mameli nel nostro meraviglioso e coltissimo Inno Nazionale. Nel 1797, ad esempio, la prima cosa che fece Napoleone giunto in Italia, mentre Ugo Foscolo scriveva le sue raffinate e speranzose pagine, fu depredare il banco di San Giorgio di Genova le cui centinaia di tonnellate di oro, frutto di 400 anni di commerci della Repubblica genovese, finirono nelle mani dei Rothschild a Parigi, che così diventarono i banchieri più potenti da allora in poi.
Si, certo, poi Napoleone favorì anche le Repubbliche Cispadane, che confluirono nel sogno della Repubblica Cisalpina, con tanti bei principi e chiacchiere, che si dissolsero nel nulla; come pure la dinastia Savoia, nel cui Regno si emetteva la vecchia Lira, quella genovese depauperata a beneficio del Franco, cosa fece alle popolazioni del Sud Italia con altro patrocinio transalpino? Stessa sorte dei genovesi nel 1797, quando i piemontesi, patrocinati dai francesi e dal ramo inglese dei Rothschild, presero possesso del Regno delle due Sicilie grazie allo show del pupazzetto Garibaldi; e subito dopo il 1861 i francesi depauperarono, attraverso i piemontesi, il Banco di Napoli, una realtà che aveva una forza finanziaria in oro pari a 20 volte quella di Torino.
Giova sapere, riguardo la forza economica del Regno Borbonico, che Carl Rothschild, fratello di James il francese, e Nathan l’inglese, fu spedito a Napoli dal Padre, il quale riconobbe, così, tra i Regni prosperi e potenti del tempo, dopo Inghilterra e Francia, quello dell’Italia Meridionale, però il povero Carl non riuscì a prevalere nel senso di depredare i banchieri napoletani, così come erano riusciti a fare i suoi fratelli in Francia e in Inghilterra. Credo che ciò abbia fatto maturare in tutta la famiglia, oggi trilionaria, un profondo odio viscerale verso l’intelligenza e lo spirito indomabile degli italiani in genere e dei meridionali, ritenuti ancora più ingovernabili, in modo particolare.
Quell’oro del Regno di Napoli finì in quota parte a Parigi e, fortunatamente, in qualche parte rimase nel Nord Italia. Dobbiamo dare atto al Regno d'Italia di aver sviluppato nel suo vertice triangolare Torino, Genova e Milano un grande miracolo economico ad inizio del 1900 approfittando della miracolosa sconfitta francese del 1871 nella guerra Franco Prussiana, che fece mollare il morso vampiresco dei finanzieri francesi al collo dei popoli italiani manifestatosi attraverso le scelleratezze della Destra storica di Sella. Queste politiche di austerity massacrarono il futuro di mezza Italia con le tasse concepite per il pareggio di bilancio sostanziato nella necessità di pagare debiti fittizi ai Rothschild. Cosa accadde al Sud dopo il 1861 è cosa nota, e l’arretratezza fu per giunta attribuita a tutti noi meridionali come una colpa da espiare, anche a me, nato 110 anni dopo l’impresa di Garibaldi.
Esattamente come accaduto allora, tutta l’Italia rischia di essere nella sua interezza depredata e maciullata per tutto il resto del secolo. La truffa del debito pubblico, lo spread e queste letterine di richiamo o procedure, di cui vi dirò meglio nella prossima puntata, possono seriamente devastarci.
Io non ho votato 5 Stelle e, alla Camera, neanche Lega, ma non ho difficoltà a schierarmi dalla parte del Governo degli italiani contro questa UE franco-tedesca di usurai e banditi. Chi sta con Moscovici e con i board bancari di cui non capisce l’etica folle, come spiegherò nella prossima puntata, tifa di fatto per il default tecnico, un meccanismo che si può generare proprio con il pareggio di bilancio a cui vogliono costringerci obtorto collo.
In questi ultimi 5 anni di Austerity del PD, dal 2013 ad oggi, il PIL italiano è cresciuto pochissimo, mentre quello francese e tedesco è cresciuto molto di più, anche grazie a profitti finanziari generati scorticandoci vivi e facendo registrare un aumento costante del debito pubblico, in una spirale viziosa, che vede oltre 300 miliardi di euro di debito attribuibili a 5 anni di PD.
Ci vuole tanto a capire che UE e questi parametri significano USURA Europea?
Il disegno è quello di portare i conti pubblici italiani ad un livello di debito che non sia solo di 2.300 mld, ma ben oltre, così giustificando il pignoramento forzoso dall’estero di buona parte dei 4.400 mld di risparmi privati che gli italiani, a differenza di francesi e tedeschi, hanno in banca senza un significativo debito del settore privato. Si tratta di una bistecca enorme e prelibata. La Bundesbank, stupidamente, lo ha già detto a chiare lettere, ipotizzando una patrimoniale d’imperio bancario in stile Bail in/out . E’ vergognosa questa richiesta, perché, in poche parole, UE significa il disegno di un esproprio di ricchezza reale generata con lavoro e risparmio, per coprire un debito cresciuto con emissioni di moneta a debito, cioè senza valore in origine e senza un creditore legittimo, oltre ad un assommarsi di interessi che si sono autoalimentati in una spirale usuraia.
Dobbiamo accettare questo scempio porgendo i nostri polpacci e le braccia dei nostri infanti al morso dei lupi franco-tedeschi? Abbiamo già pagato per anni interessi per ammontare con punte spaventose di 80-90 miliardi, per il 90% a banche e Fondi, che ci hanno prestato soldi del Monopoli, e che hanno il nostro debito pubblico in mano per il 94 percento con un fine vorace ben preciso. Abbiamo pagato una volta e mezzo il debito pubblico di 17 anni fa in uno scenario di inflazione prevalentemente molto bassa, e non basta? Questo Governo, limitato e criticabile quanto si voglia, ha chiesto solo un qualche decimale di deficit, e questi ci attaccano in questo modo inusitato?
Forse sarà la classica goccia che farà traboccare il vaso, per il momento io ho già sbroccato:
ITALEXIT, per me, unica soluzione .
Alla prossima puntata.
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Un’analisi economico-finanziaria che sostiene la necessità dell’Italexit per evitare un prossimo collasso sistemico dell’Unione Europea legato ai derivati bancari. L’autore accusa in particolare il sistema finanziario franco-tedesco di aver trasferito rischi privati sugli Stati mediterranei, mettendo in pericolo risparmi e sovranità economica italiana.
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