KILL BILL DRAGHI. Non ubbidiamo alla UE e prepariamoci a tutto
Un editoriale incendiario che accusa UE e BCE di strangolare l’Italia attraverso debito pubblico e Quantitative Easing. Gianmarco Landi spiega come il deficit sia frutto di un disegno finanziario volto a trasferire ricchezza verso le élite franco-tedesche, e invoca la disobbedienza a Bruxelles come unica via di salvezza democratica.

Ieri Romano Prodi, di cui tutto si può dire, tranne che sia un euroscettico, ha dichiarato che questa Unione Europea non funziona, perché comandano solo due stati, la Francia e la Germania, i quali votano l’una accaparrandosi esteri ed energia, l’altra economia e finanza, e tutti gli altri stati devono sottostare con la faccia sotto la suola delle scarpe. Il pensiero mi corre d’obbligo alla Rivoluzione Francese del 1789, quando, all’Assemblea degli Stati Generali il voto a tre stati finiva sempre due a uno, cioè Nobiltà e Clero 2, Terzo Stato 1.
La Repubblica Francese, con pessima ragione, festeggia la Rivoluzione il 14 di luglio, ricorrenza della cruenta presa della Bastiglia, quando la reale grandezza dell’evento, che ha poi coinvolto tutta l’Umanità facendola progredire, si coglierebbe molto meglio festeggiando il 20 di giugno, cioè il giorno del Giuramento della Pallacorda. Il momento più bello e significativo della Rivoluzione, con il significato dell’apertura di una porta di uscita dalle Istituzioni medievali, si ha quando l‘Assemblea degli Stati Generali, nella sua parte del Popolo largamente maggioritaria, rifiutò il criterio oligarchico del voto per stati e decise di adottare, di prepotenza, il criterio una testa un voto, in cui l’astrazione democratica raggiunse un livello più evoluto, pensando a singoli esseri umani che giudicano tutti insieme con pari dignità tra di essi l’esercizio del Potere di Governo. Non tutti gli uomini possono Governare e ne hanno capacità, ma il lascito della Rivoluzione Francese è che tutti gli esseri umani, subendo gli effetti del potere del Governo, hanno il diritto di poterlo giudicare esprimendosi, bocciandolo o promuovendolo liberamente. Questa è la Democrazia e, quando non è così, qualsiasi cosa essa sia, non è Democrazia.
Il problema dell’UE è l’assenza totale di Democrazia, non la Stabilità finanziaria o quant’altro. L’UE è un esercizio di potere retto da una Commissione di presunti incaricati dal Dio Ragione e perciò, come esseri divini, questi imbecilli si ritengono sganciati dai Popoli e più forti di loro. L’UE è stata in grado di strangolare i propri nemici soprattutto per mezzo del braccio armato che ha nella BCE, un ente di proprietà privata che pretende di poter esercitare un potere pubblico più forte di quello dei Governi e/o Parlamenti rappresentativi, asserendo di farlo in nome dell’Europa, o in nome dell’UE, in realtà, di sicuro, non in nome del Popolo.
Lo strumento con cui questo potere dall’anima gelida e tecnocratica è esercitato, è insito nel concetto complesso di Debito Pubblico, cioè una congettura di Contabilità Nazionale di poco valore, che essendo però accompagnata da parametri e vincoli frutto di Trattati capestro, ha sortito l’effetto di imbrigliare l’azione dei Governi fino ad esautorare i relativi Parlamenti, con ciò svuotando il diritto del Popolo di giudicare ed indirizzare il potere che viene poi esercitato sulle sue stesse carni.
Il Popolo italiano ha costituito una riserva di macelleria molto attiva negli ultimi anni, e il popolo non è in realtà colpevole di avere sul proprio groppone pubblico un debito alto e particolarmente pericoloso, come ci ripete la recita del mantra mediatico quotidiano, bensì di costituire una vetrina di carni appetitose per i palati degli sbranatori di professione. Il Cammino di Civiltà del popolo in Italia, invero, è stato sempre sotteso al problema di arginare le sopraffazioni dei più forti che hanno tentano di razziare i più deboli, un punto critico, questo della debolezza politica, che riguarda tutte le tipologie di comunità laboriose, ingegnose, individualiste e molto vocate, dal crollo di Roma in poi, a porgere l’altra guancia scegliendo il più possibile la strada della pacificazione benevola, giustappunto come è nel carattere della nostra Nazione.
Purtroppo, però, di guance ne abbiamo solo due, quindi è forse giunto il momento di comprendere e ben valutare cosa sia stato fatto grazie alle nostre debolezze e per il fine di prendere i nostri averi.
Il Debito Pubblico è una medaglia con doppia faccia, croce e testa:
in una, la croce, vi è il senso di colpa indottoci come una croce da portare a testa china; nell’altra vi è la testa d’ariete attraverso cui i razziatori stanno cercando di sfondare le mura delle Città italiane e procedere ad una moderna evoluzione della volgare razzia basso medievale, per il fine di depredare 4.400 miliardi di Risparmi e know how di un apparato produttivo, sparso tra Piccole e Micro imprese, tra i più complessi, formidabili e invidiati al Mondo. Dobbiamo perciò affermare con forza rabbiosa che il Debito pubblico italiano non è stato originato dalla spesa corrente, come dicono i Media, bensì è il prodotto di uno scientifico disegno finanziario, molto complesso, volto a svuotare lo Stato e poi i “materassi” degli italiani, secondo una logica ben precisa e scientifica. Negli ultimi 25 anni, in tutta l’Europa occidentale, vi è stato uno spostamento di risorse che ha allargato la fascia di proletarizzazione e, contestualmente, impoverito il ceto medio a beneficio di una piccola fascia di privilegiati.
Presa ad esempio una Nazione X in Europa, per grandi linee possiamo sintetizzare dicendo che il 10 percento massimo della popolazione detiene il 70 percento della ricchezza della Nazione, il 40% della popolazione ha un altro 25%, versando nelle condizione di un ceto medio alquanto depauperato, mentre il restante 50% ha il restante 5% delle ricchezze, essendo quindi del tutto proletarizzato (persone che hanno solo la forza lavoro per soddisfare i bisogni del vivere e che spesso versano in condizione di indigenza).
Questo fenomeno si è realizzato a seguito di risoluzioni a processi di crisi che hanno avuto origine nelle banche, con processi di indebitamento nel comparto privato e non in quello pubblico. In America la crisi prese corpo con le vicende dei mutui subprime e in Europa ha avuto altre connotazioni concettualmente, però, simili, realizzatesi tra Francia e Germania e assolutamente estranee all’Italia. A tal proposito, evidenzio un report del 2015 dell’ex vicepresidente della BCE, Vitor Constancio, un economista portoghese, che ha spiegato nel dettaglio come le crisi siano scaturite dal comparto di debito privato e non pubblico. Ribadisco che costui trattasi di ex vice di Draghi e quindi n. 2 della BCE.
Bisognerebbe porsi quindi le giuste domande.
Come è possibile che il debito pubblico italiano sia passato dai 1.986 mld del 2012 ai 2320 attuali; cioè come sia potuto crescere di oltre 50 mld annui se i governi erano targati Austerity e piacevano tanto all’UE? Ed ancora più devastante è la domanda se consideriamo che, in un alveo di costo del denaro azzerato in questi anni, i bilanci statali sono stati chiusi sempre con avanzo primario, cioè le entrate hanno superato le spese correnti al netto della spesa interessi, una situazione virtuosa che solo lo Stato italiano ha avuto negli ultimi 27 anni per ben 25 bilanci! Come si spiega razionalmente il deficit italiano che alimenta il debito in maniera così dirompente, oltre ovviamente alla crescita economica bassa oppressa dal peso fiscale necessario a pagare cosa?
La risposta è semplice: i deficit sono stati creati ogni anno dal sistema finanziario per addebitare allo Stato Italiano parecchie decine di miliardi tutti gli anni (dai 50 agli 80), al fine di portare flussi di ricchezza a beneficio di privati in Banche Mitteleuropee. La logica è quella semplice del cravattaro che mortifica i malcapitati con sensi di colpa mentre li scanna con gli interessi crescenti che alimentano il debito in un circolo vizioso. Ma vi é pure un’aggravante ulteriore, perché il cravattaro non fa signoraggio, ma solo usura. Consideriamo infatti Draghi, il quale, invece di tenere in considerazioni la posizione di Constancio e agire diversamente, lo stesso anno ha fatto il QE, cioè masse di debito che si sono accresciute in carico sullo Stato dando credito a privati in banche estere beneficiarie di nuove emissioni. Draghi, in pratica, ha ingrossato le sostanze di un ceto elitario internazionale sconosciuto, dato che con il QE operano solo Banche, fondi e fiduciarie che poi hanno acquistato masse di BTP e preso tutto il beneficio di ogni deficit scaricato sullo Stato Italiano con maneggi dei soldi del “Monopoli” per via informatica. Con maggiore crudezza pratica: il QE è consistito in soldi regalati a privati tedeschi o francesi diventati soldi veri grazie allo Stato italiano, che li ha usati per pagare rendite a suddetti privati franco-tedeschi e accrescere il debito pubblico italiano, così stringendo il cappio finanziario in un circolo vizioso sull’economia italiana e sulla democrazia italiana da cui poter uscire solo in un modo: ghigliottinando l’usuraio!
L’aspetto saliente e drammatico del discorso è, infatti, l’economia soffocata e i posti di lavoro distrutti per arricchire un ceto di nobili dal sangue blu, come il colore dei Dem americani finanziati da George Soros, il Re di questo sistema da lui introdotto con perseguimenti ideologici e politici deliranti. Il delirio dei globalisti nasce con l’attacco alla Lira nel 1992, gli 8 anni di Bill, tra un pompino ed un altro, e l’abolizione del Glass-Steagall Act, l’ultimo atto di Bill Clinton nel 1999, cioè l’abolizione della differenza tra risparmio e investimento.
In conclusione, solo una delle due è possibile:
ubbidiamo all’UE e prepariamo i canali di prelievo in maniera pacifica, senza storie ed in pochi anni, dei 4.400 miliardi di risparmi degli italiani a uso e consumo di fondi e banche riferibili a miliardari tedeschi, francesi, lussemburghesi o olandesi; oppure non ubbidiamo all’UE, ma ci prepariamo a tutto, anche a To Kill Bill… Kill Bill, come il capolavoro del maestro del sangue e della vendetta del cinema anni ‘90, Quentin Tarantino.
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