AMERIKA LAST
In “Amerika Last” Gianmarco Landi pone i riflettori su un aspetto solo apparentemente marginale del cambiamento della politica estera statunitense durante questa seconda Amministrazione Trump. L’autore evidenzia come oltre cento ambasciate USA risultino prive di ambasciatore, evidenziando come questa scelta sia una rottura rispetto al modello neocoloniale e globalista del passato. Paesi strategici come Russia, Iraq, Arabia Saudita e Ucraina non hanno rappresentanti diplomatici nominati direttamente da Trump. Lungi dall’essere una dimenticanza, questo è un atto voluto, che fa parte di una più ampia strategia volta a chiudere l’epoca dell’Amerika interventista in ossequio alle istanze del New World Order.

Il secondo mandato di Trump è in essere da meno di un anno e mezzo, e il cambio di rotta rispetto all’Amerika come macchina di ingerenza negli Affari di Stato Altrui è riconoscibile considerando che oltre 100 ambasciate statunitensi risultano vacanti.
Trump non si serve di diplomazie intermediarie ufficiali e, in nazioni significative, come Iraq, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Ucraina e soprattutto Russia, non ha fatto nominare alcun ambasciatore. Il 75 percento delle nazioni dell’Africa non ha un ambasciatore, e questo fatto esprime la volontà di rottura dell’Amministrazione Trump rispetto ad una logica di presenza neocoloniale ereditata dall’ex madrepatria britannica, che nei decenni scorsi faceva da veicolo per le istanze globaliste del New World Order. Nella gran parte delle Ambasciate USA (115 su 195) vi è una nuova situazione, perché esse sono in mano a diplomatici di carriera che ricoprono incarichi per le gestioni quotidiane e ordinarie, ma non c’è più nessun “diplomatico” autorizzato ad esercitare l’influenza dell’AmeriKa. Il motivo? Trump è il Presidente dell’America First, mentre l’Amerika è Last.
La cosa divertente è che questo indirizzo di politica estera, chiaramente voluto, è usato come argomentazione denigratoria nei confronti di Trump da parte dei media mainstream come il Wall Street Journal.
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Esteri e GeopoliticaBOCCIATURA CLARITY ACT: L'ORCHESTRA DEL TITANIC
Gianmarco Landi evidenzia come la bocciatura del 15 settembre 2026, al Senato USA, riguardo la mozione procedurale per favorire l’approvazione del Clarity Act, sia stata «soltanto una schermaglia iniziale». Ma, malgrado il sostegno di George Soros all'attuale sistema bancario, il provvedimento sarà alla fine approvato e «le banche non riusciranno ad imporsi». Al centro dell’analisi vi è il conflitto tra il sistema bancario, la SEC e l’Amministrazione Trump, con inevitabili ripercussioni sull’assetto finanziario globale.
Esteri e GeopoliticaTHE CLARITY ACT WAR: COSA STA SUCCEDENDO?
Il Clarity Act è il terreno di una vera e propria “guerra” finanziaria e politica. La sua approvazione trasformerebbe profondamente il sistema monetario, regolamentando crypto asset e Stablecoin e aprendo alla circolazione di ricchezza “senza intermediazione bancaria”. Al Senato americano lo scontro è serrato: da una parte il mondo anarco finanziario e l’Amministrazione Trump, dall’altra banche e lobby interessate a bloccare la riforma. Gianmarco Landi evidenzia come la nuova legislazione sia foriera di “togliere il potere ai banchieri” e favorire un nuovo sistema finanziario. La partita è dunque tutt’altro che tecnica: “ciò che succederà in America nei prossimi giorni sortirà effetti dirompenti in ogni Nazione del Mondo”.
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