Bologna: la pubblica stretta di mano tra Salvini e il rettore Ubertini
Un editoriale politico che interpreta la stretta di mano tra Matteo Salvini e il rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini come gesto simbolico contro l’egemonia culturale del politicamente corretto.

In psicologia e nel senso comune la parola follia indica un’esibizione della mente che denota mancanza di adattamento alle convenzioni della propria comunità. La follia si sviscera attraverso un anormale comportamento, cioè anormali relazioni interpersonali causate da stati psichici non omogenei alla massa, ovvero considerati stravaganti e illogici dagli individui “normali”.
Salvini – Ubertini, rettore Alma Mater Bologma
Quando questa follia causa stati di sofferenza psicologica e materiale ai soggetti che ne sono artefici, essa si definisce patologia, ma quando, invece, la follia dilaga e sbaraglia, si chiama genio. Salvini è sicuramente un folle, perché, a bellamente dire e fare, come fa lui, contro l’ordine politically correct nel cuore del vecchio continente, si è molto di più che dei piantagrane, si è folli. Questo, con una felpetta addosso e la barba incolta, insegue e persegue lo sbaragliamento totale del politicamente corretto, cioè vuole disordinare il preordinato dai colletti bianchi. Forse è malato, ma forse no.
Ieri, però, è successa una cosa importante proprio a Bologna, ma non mi riferisco ai 4 caproni che hanno menato le mani, lanciato oggetti contundenti o strappato i libri di Salvini. Penso, e rimango sbalordito contemplando la pubblica “stretta di mano” tra il leader discusso, ma emergente di uno scalcagnato centrodestra italiano, e il rettore dell’Università più antica del Mondo . Molti non capiscono o sottovalutano cosa ciò possa significare.
Non scopro certo io che l’Università è il centro di potere oligarchico per antonomasia, in Italia quasi sempre bloccato e bloccante i freni di apparati burocratici egemonizzati dalla cosiddetta intellighenzia consolidata, che sotto le due Torri significa oltre 7 secoli di tradizione, ma anche 6.000 dipendenti, 85.000 studenti e 750 milioni di euro di bilancio. Ma quello che conta dell’Alma Mater non è solo nei libri di storia e negli aspetti materiali, ma nei riverberi di sensibilità sociale e culturale che da essa possono sortire, prima direttamente su Bologna, poi sull’Italia, quindi sull’Europa e perciò nel Mondo.
Ho la sensazione che qualcosa di folle stia per succedere. Nel 2015, tra un piatto di tortellini ed un altro, a due passi da casa mia è stato eletto un certo Ubertini, il rettore più giovane d’Italia e che la secolare storia dell’Alma Mater abbia mai avuto. Ad appena 45 anni, sbaragliando tutti i concorrenti, in particolare l’erede di quelle baronie che elessero il potentissimo Dionigi, cioè il classico cardinale che entrava pomposamente papa in conclave, Ubertini ha vinto! E mentre c’è ancora oggi chi, tra via Zamboni e via Belle Arti, si sta chiedendo come e perché ciò sia potuto accadere, irrompe sulla scena una comunanza di follia tra un leader politico italiano, peraltro appena “benedetto” da Trump, la star mondiale della follia, e chi gestirà l’Università più antica del Mondo per i prossimi anni.
Questa stretta di mano simbolica avviene nelle circostanze di una candidatura a sindaco del CDX della leghista Borgonzoni che, con piena ragione, è considerata avulsa dalle logiche di potere della città, quindi senza speranze di vittoria. Ad un mese dalle elezioni, c’è chi si chiede ancora come sia stato possibile non preferire alla Borgonzoni un ortodosso politico di destra saldamente incastonato nelle logiche politiche della città, e addirittura proiettato da un background familiare che affonda le radici anche prima della Repubblica italiana.
A ben vedere però, anche Ubertini sembrava nettamente staccato da Fiorentini molto di più di quel 12/13% circa che si riscontrò al primo turno (per Fiorentini 1.100 e 850 per Ubertini), ma al ballottaggio lo scarto tra i due fu recuperato (1350 a 1420 il risultato finale). In conclusione: cosa ci sarà andato a fare Salvini da Ubertini? Boh! Non lo so, perché non conosco i due e non sono né un leghista, né un professore universitario. Ma dato che Salvini era a Bologna, spero che, tra un carciofo in testa ed un altro, si sia fatto spiegare dal Rettore come sia riuscito lo scorso anno a sbaragliare tutti.
https://www.gianmarcolandi.it/blog/bologna--la-pubblica-stretta-di-mano-tra-salvini-e-il-rettore-ubertiniContinua a leggere
Costume e SocietàLA PROFESSIONISTA DELLA DISINFORMAZIONE: LA IENA REI?
Un articolo di controinchiesta che accusa il programma televisivo Le Iene e la giornalista Roberta Rei di aver costruito una narrazione distorta sul fenomeno QAnon. Attraverso analisi biografiche e riferimenti al caso Gamergate, il testo sostiene l’esistenza di errori giornalistici e manipolazioni informative nel racconto mediatico dominante
Costume e SocietàLA IENA CINESE contro Q, LA CAVALLERIA DI TRUMP
Un articolo fortemente polemico contro un servizio televisivo dedicato al fenomeno QAnon, accusato da Gianmarco Landi di disinformazione e propaganda anti-Trump. Il testo difende il movimento Q come risposta alternativa al potere mediatico globale, attaccando media mainstream, globalizzazione e influenza politica internazionale nella narrazione pubblica contemporanea.
Costume e Società
