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Gianmarco Landi
POLITICA ITALIANA3 min di lettura

Di Maio-Salvini, il tentativo di mettere zizzania tra loro ha sortito l’effetto contrario

Un’analisi politica che ricostruisce lo scontro mediatico tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini durante la crisi istituzionale del 2018. Gianmarco Landi sostiene che il tentativo di dividerli, attribuito al Quirinale e amplificato dai media, abbia prodotto l’effetto opposto: rafforzare l’alleanza giallo-verde contro establishment finanziario e tecnocrazia europea.

ANALISI DELL’INTRIGO BARBARA D’URSO

Di Maio ha detto alla D’Urso che, all’ultimo, ha fatto i nomi alternativi di Bagnai e Siri, quindi, se Mattarella ha bocciato Conte e ha smentito il giorno dopo Di Maio su questa circostanza, sicuramente, Di Maio saprà chi è in malafede tra Salvini e Mattarella. Dato che chiede la messa in stato di accusa del Presidente, si intuisce di cosa sia convinto Di Maio, poiché solo lui sa se ha proposto gli altri due nomi.

A ruota di Di Maio, Salvini, intervistato dalla D’Urso, ha negato molto maldestramente di sapere cosa avesse proposto Di Maio di alternativo a Savona per superare lo stallo; facendo evidentemente finta di non sapere per non urtare Savona, da lui proposto, e pubblicamente difeso a spada tratta. Perciò Salvini potrebbe pensare che Di Maio volesse far saltare tutto senza proporre alternative, come sarebbe indotto a credere dalla nota di smentita di Di Maio fatta dal Capo dello Stato. Ma è chiaro che è sicuro che tutto sia saltato per causa di Mattarella, tanto da mettere in discussione anche l’idea di presentarsi a capo del CDX per quanto si sente forte nel prossimo Parlamento a due grossi partiti, così come a tutti sembra debba essere.

Mattarella, quindi, non solo non condivideva Savona, ma temeva il concetto stesso di un governo in cui i due giovinastri fossero maturati fino al punto di aver alzato il livello di proposta accantonando fantasiose rivendicazioni con pugni sul tavolo e urla No Euro, bensì coinvolgendo un banchiere economista di valenza internazionale portentosa, e quindi in grado di avversare i meccanismi che procurano godimenti alla Germania, anche con la compiacenza del duo filotedesco Draghi-Visco, che, non a caso, aveva comandato a Mattarella il veto su Savona.

Di Maio, che ho sempre pensato fosse un furbetto di basso livello, mi ha sorpreso, perché, quantunque giovane, inesperto ed impreparato, in un mese di conoscenza di Savona, evidentemente, ha compreso l’ importanza dei tanti risvolti sottesi alle questioni finanziarie, che pesano infliggendo detrimento al Popolo italiano, e che vanno ben oltre quei suggestivi temi dei 5 Stelle contro i privilegi, la corruzione ed i politici italiani, da quasi 10 anni ormai svuotati di forza e di possibilità.

Io penso che il tentativo di mettere zizzania tra i due, perpetrato da Mattarella, sia stato gestito malissimo, sortendo il risultato contrario. Di Maio e Salvini escono da questa vicenda non solo rafforzati elettoralmente, ma affratellati e, fermo restano le differenze ideologiche e gli interessi di riferimento, rispetto a due Italie economiche e geografiche molto diverse, che essi rappresentano e interpretano in antagonismo tra loro, come spiegò in un editoriale bellissimo, quel gran “filibustiere” di Denis Verdini, quando saranno d’accordo tutti e due su qualcosa, non ce ne sarà più per nessuno.

La situazione maturata sembra positiva, perché entrambi rispondono, al momento, a logiche politiche sicuramente discutibili e, a tratti, anche limitate culturalmente, ma democratiche e non oligarchiche.

Penso che la situazione l’abbiano ben capita, pochi giorni fa, anche Mattarella e i suoi partner di Sistema, i quali, vedendo il livello di proposta a cui i due parvenu sono giunti mediante Savona, (Steve Bannon, cervello elettorale di Trump retrocesso in Europa e definito due giorni fa, a Roma, come il meglio possibile), si sono spaventati e hanno fatto cambiare la linea originaria di Mattarella, che era di farli governare per cercare di imbrigliarli e insanguinarli il prima possibile in una selva di rovi finanziari e tecnocratici. Tutto qui.

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