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Gianmarco Landi
POLITICA ITALIANA4 min di lettura

IL GENERALE BURATTINO

Esclusivo per il blog

Chi muove davvero i fili di Vannacci? È la domanda centrale dell’analisi di Gianmarco Landi, che considera l’ingresso dell’ex generale sulla scena politica italiana tutt’altro che “estemporaneo e genuino”, ma costruito a tavolino. Vannacci è una “marionetta” di cui, allo stato attuale, si può ipotizzare una doppia regia: da una parte, Matteo Renzi e apparati massonici e militari NATO; dall’altra, Donald Trump e la sua strategia volta a rendere Giorgia Meloni “più trumpiana di Trump”. In conclusione Landi pone il dilemma amletico: “se il burattino stesso sia davvero consapevole” di chi muove i suoi fili oppure no.

Mi accingo a scrivere questo articolo con l’intento di gettare un po’ di luce sul tanto discusso fenomeno Vannacci.

Che l’entrata nell’agone politico dell’ex generale non sia affatto un’ azione estemporanea e genuina, credo sia una conclusione chiara a tutti coloro che abbiano una conoscenza, anche soltanto vaga, di come, in politica, certi personaggi vengano costruiti a tavolino prima, e candidati poi alla bisogna. Per quanto riguarda coloro che, invece, serbassero ancora qualche dubbio in tal senso, li invito a riflettere sulla significativa coincidenza che ha fatto sì che la crescita impetuosa del consenso dell’ex generale si sia verificata all’indomani di alcune dure reprimende inferte al Premier Meloni dal Presidente Trump, evidentemente spazientito da un appoggio che, in diverse circostanze, ha reputato troppo tiepido, se non addirittura doppiogiochista, da parte del nostro Premier.

Preso dunque atto che a tutti gli addetti ai lavori è chiaro che Vannacci sia una marionetta non dotata, peraltro, di una grande personalità, né in possesso dell’esperienza e dell’abilità politica di Giorgia Meloni, resta da capire quale sia la ratio dell’operazione Vannacci e, soprattutto, chi sia il burattinaio. Perchè, ad oggi, il dato certo è che l'operazione Vannacci può avere una doppia genesi e quindi una doppia valenza. Il burattinaio che fa muovere i fili dell’ex generale può essere Matteo Renzi, come può essere Donald Trump.

Logicamente, il timore di Giorgia Meloni è che dietro a Vannacci ci sia Renzi, o meglio, certi apparati massonici e certi apparati militari NATO, che vorrebbero sottrarre il Governo della Repubblica Italiana alla leader di Fratelli d’Italia, per evitare che, alle prossime elezioni del 2027, il Centrodestra possa assicurarsi una maggioranza talmente forte da poter esprimere finanche il Presidente della Repubblica nel 2029. Se il timore del Premier fosse fondato, il fenomeno Vannacci sarebbe una strategia architettata dalla Sinistra e dai nemici di Trump.

Di converso, a muovere i fili dell’ex generale, potrebbero anche essere apparati vicini al Presidente USA che, come detto poc’anzi, sarebbe stanco di attendere una presa di posizione netta e più coraggiosa da parte del nostro Premier riguardo, ad esempio, alle relazioni con l’Ucraina di Zelensky, riguardo alla NATO, riguardo alle folli politiche dell’Unione Europea in materia di immigrazione, di libertà di espressione (Digital Service Act) ed in materia finanziaria, con il diabolico perseverare dell’UE nel tentativo di far approvare l’euro digitale.

In questo senso, le umiliazioni di Trump nei confronti del nostro Premier, messe platealmente in scena tra il giugno e il luglio scorsi, e la promozione della marionetta Vannacci, sarebbero strategie per smuovere la Meloni e farla diventare più realista del re, o meglio, più trumpiana di Trump, trovando poi, alla suddetta marionetta, un ruolo in un futuro Governo Meloni bis. Il messaggio che sortisce dalla strategia è chiaro: se Fratelli d’Italia vuole continuare a governare e non lasciare il Paese in mano alla Sinistra, deve eseguire una politica coerente con quella del MAGA statunitense. In quest’ottica, non credo che sia dunque un caso che Lisei, Malan, Bignami e Buonguerrieri, in Commissione Covid, si siano scagliati contro Conte con tanta veemenza da sembrar emulare il Senatore Moreno e il Sentore Hawley contro Fauci, al Senato USA, il 29 luglio scorso.

Dal Senato USA è partito l'indirizzo politico da tenere e i rappresentanti di Fratelli d’Italia, in Commissione Covid, hanno dimostrato d’averlo inteso; e, insieme con loro, l’ha capito anche Roberto Burioni, che, come dimostra col suo post su Substack, ha ben chiaro che la politica italiana è indissolubilmente collegata a quella americana, ed il fatto che Fauci sia stato incriminato per Oltraggio al Congresso è soltanto l’inizio di una resa dei conti che non potrà restare confinata oltreoceano, perché far luce su ciò che è davvero stata la Pandemia di Covid-19 è la madre di tutte le battaglie da portare avanti in questo momento storico, perché, per il tramite del Covid-19, si profilava l’attuazione di una dittatura politica e finanziaria globale ad opera dell’élite satanista del World Economic Forum di Davos.

Questa dittatura orwelliana e distopica è stata combattuta ed è in procinto di essere vinta da un’altra élite, che ora, dopo aver dovuto a lungo essere incudine, ha potuto finalmente farsi martello.

È notizia della notte scorsa, infatti, che David Morens, ex consigliere di Anthony Fauci, si è dichiarato colpevole di cospirazione per danneggiare il popolo degli Stati Uniti d’America, ammettendo di aver agito per non evadere le richieste di accesso alle informazioni sulla Pandemia, col preciso intento di nascondere documenti governativi relativi al Covid-19.

Trump e chi con lui vuole affrancare gli Stati Uniti ed il mondo dai vecchi apparati di potere del Deep State internazionale, sta giocando la propria partita a poker e i bluff sono all’ordine del giorno; fa parte del gioco che non si capisca, talvolta sino all’ultimo, chi muove i fili di un burattino… C’è da chiedersi, se il burattino stesso ne sia davvero consapevole…

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