Diciotti, il processo a Salvini sarebbe un atto eversivo: lo Stato è in pericolo
Un articolo politico in cui Gianmarco Landi sostiene che il possibile processo a Matteo Salvini per il caso Diciotti rappresenterebbe un atto eversivo contro l’equilibrio costituzionale. L’autore denuncia un conflitto tra magistratura e sovranità parlamentare, interpretando l’iniziativa giudiziaria come tentativo di sovvertire l’indirizzo politico espresso dal voto popolare.

Un mio amico, un avvocato nigeriano, mi ha insegnato un proverbio africano che mi ha molto colpito: il mais non può aspettarsi giustizia da un tribunale composto da polli. Per il saggio motivo esplicitato in questo proverbio, non possiamo permettere che il Ministro degli Interni sia sottoposto al potere di semplici magistrati che non rappresentano assolutamente nessuno, tantomeno il Popolo o le Leggi rispetto a cui dimostrano di non avere reali vincoli. Nel seguito spiegherò il perché e cosa debba succedere per passare da una II Repubblica, viziata da fremiti di libido giacobina su cui giganteggia l’ombra della longa manus della grande finanza straniera, ad una III Repubblica nuovamente riequilibrata.
La cosa che i prepotenti d’animo del Partito Democratico e della Magistratura deviata fanno finta di non sapere è che, a confidare nei processi strampalati della politica per sopraffare gli avversari della Sinistra, così come hanno fatto con Berlusconi, si coltiva un proposito eversivo. In passato, sia alla corrente di Magistratura Democratica sia al Partito Democratico è andata di lusso, ma prima o poi, in Italia, credo che qualche gruppetto di questi magistrati e dei politicanti a loro sodali, si possa fare molto male.
Nei prossimi anni, i cittadini italiani esprimeranno il consenso in massa non più verso il buon Berlusconi, un tentato satrapo incompiuto nelle realizzazioni politiche come incompiuta è stata la Rivoluzione Liberale, ma ad altri profili di rappresentanza politica e, soprattutto, in un altro contesto geopolitico impresso, a livello internazionale, dalla presidenza Trump. Il consenso del popolo è oggi massivamente diretto in favore di due esponenti sovranisti come Salvini e di Maio, forti di due organizzazioni politiche radicate nel Paese con tanto di popolo alle spalle e obiettivi in rispondenza diretta al corpo elettorale. E questo fa sperare qualcosa di buono nel cuore di ogni italiano che tenga alla Patria.
Ogni politico che non riesca a farsi rispettare con le buone ha, nel proprio DNA, impresse le sequenze chimiche ad idrogeno per farsi temere e farsi rispettare anche obtorto collo, perciò le paure confessate dai media mainstream, che agitano il fantasma del fascismo, un esercizio ad evidente tutela di quegli interessi prevaricanti per 25 anni il Popolo italiano, sono anche fondate, ma non nel senso del pericolo del Fascismo, ma della possibilità che alcuni leader politici della Nazione rimettano le esondazioni di alcuni poteri privati e pubblici, nazionali, ma soprattutto esteri, al proprio posto. Qualora ciò avvenisse, come io credo possa accadere molto presto, ci sarebbe un esteso godimento popolare in tutta quella maggioranza di italiani con la Patria scolpita nel cuore, mentre lacrime ghiacciate per chi, invece, la Patria l’ha tradita più volte con parole ed azioni.
Il mio riferimento alle lacrime ghiacciate trae ispirazione dalla Divina Commedia, e alla seconda categoria di dannati che Dante, insieme a Virgilio, incontrò nel IX cerchio degli Inferi (canti XXXII e XXXIII), collocati nella zona dedicata ad Antenore. Chi era costui? Essenzialmente una sorta di antenato dei No Border (“I Senza Amor di Patria”), cioè un personaggio dell’Iliade reo, secondo il racconto di Omero, di aver tradito Troia, nel senso di aver perseguito l’interesse personale di far espugnare le mura della propria città ai suoi nemici, gli Achei.
Dante si racconta come molto adirato nei confronti dei dannati del girone dei traditori della Patria, che vede immersi nel lago ghiacciato di Cocito con le gambe e parte del busto bloccato, in modo da non potersi muovere, ma in modo da potersi contorcere dal dolore perpetuo nell’atto di espellere dagli occhi insanguinati lacrime solide, perché congelate all’istante della lacrimazione. Bellissime e dai larghi tratti attuali, sono le terzine con le quali il Sommo Poeta contrappone alla freddezza con cui i traditori della Patria hanno agito, la propria perdita di ogni aplomb, tanto da scendere egli stesso sul lago ghiacciato per prendere per la collottola un traditore della patria di sua conoscenza, a cui il poeta, strattonandolo con furia, strappò ciocche di capelli con furibonda violenza.
Il dannato contro cui Dante si scagliò rabbiosamente è Bocca degli Abati, un fiorentino reo di aver tagliato, nel corso di una battaglia, la mano dell’illustre Guelfo Jacopo dei Pazzi, che portava il vessillo comunale contro le truppe tedesche di Manfredi Hohenstaufen, il quale prevalse in battaglia contro Firenze proprio per la confusione arrecata nei fiorentini per aver ammainato il vessillo della loro Patria. I canti di cui parlo dovrebbero costituire la premessa di nuove Leggi e iniziative atte a tutelare la Repubblica dai propri traditori, i fanatici portatori di tante ipocrite istanze della globalizzazione che, in realtà, hanno sostanziato ambiziose prevaricazioni dalla Mitteleuropa.
L’auspicato passaggio dalla II alla III Repubblica abbisognerebbe di una punizione con legge del contrappasso, che investa in primis tutti quei magistrati deviati, poi quei giornalisti traviati, continuando con quei politici smidollati ed infine quegli alti dirigenti statali che hanno, tutti insieme, bellamente tradito la Patria, predicando pure che il loro comportamento fosse giusto, moderno, colto ed inevitabile. Bisognerà iniziare da una casta di impuniti: i Magistrati manifestamente politicizzati che sono stati grandi portatori impliciti di istanze internazionali eversive. Essi sono colpevoli della barbarie di Tangentopoli dal 1992 in poi, quando una II Repubblica è nata assai infruttuosa, litigiosa e decadente e ha lentamente desovranizzato lo Stato e il Popolo della Repubblica, portando la Nazione lungo un sentiero di decadenza.
Il caso Diciotti è un continuum del 1992, perché, nella pretesa che i confini Nazionali fossero abbattuti sulla base di una Legislazione che non esiste e che non ha alcun senso, vi è la radice storica dell’attacco alla Lira e dei governi tecnici imposti da interessi esteri grazie al concorso di magistrature apicali profondamente depravate. Se è vero che la Diciotti è una nave con bandiera italiana, spetterebbe solo al Ministro derogare dalla Legge per far sbarcare sul suolo italiano persone che, essendo senza passaporto, nessun magistrato sa chi siano, da dove vengano e cosa ci portino, e non occorre essere uno scienziato per capire che solo così deve essere. Non si capisce quindi la legittimità con cui qualcuno, per il solo fatto di aver vinto un concorso del CSM, possa invertire il normale senso delle cose, e perciò il fatto può essere il casus belli di qualcosa di molto pregnante in senso politico. Sappiamo, infatti, che l’azione di presunto sequestro di Salvini (e Toninelli) ha una natura di atto ministeriale, indi per cui, non solo la responsabilità è collegiale di tutto il Governo, ma la sua sindacabilità è permessa solo ed esclusivamente al Parlamento. Facciamo attenzione.
Ogni membro del Governo può essere processato dalla Magistratura Ordinaria, ma previa autorizzazione dell’Organo Sovrano, ciò significa che se essa fosse stata concessa, il Parlamento avrebbe sfiduciato il ministro e perciò sortito una implicita sfiducia e un nuovo indirizzo politico della Nazione. In altre parole, se si concedesse l’autorizzazione al processo, come si era ventilato all’inizio senza riflettere bene sulla situazione, il potere di indirizzo politico della Nazione sarebbe strappato agli organi competenti ed esercitato su impulso dei Magistrati. Il Ministro risulterebbe, infatti, o sfiduciato, a seguito di accoglimento di richiesta dei Magistrati e sue doverose dimissioni, oppure sarebbe sottoposto da Ministro imputato al giudizio dei suoi atti da parte dei Magistrati inquirenti e giudicanti, e quindi, in entrambi i casi, si profilerebbero i contorni di un colpo di Stato.
Faccio notare che i Padri della Costituente hanno previsto un equilibrio di poteri che non vuole un Ministro, ancorché consenziente, costretto a sottoporre i propri atti ai Magistrati, i quali possono certamente processare una qualsiasi persona che abbia commesso reati, ma, se ipotizzassero un qualche reato a carico di un Ministro richiedendolo in veste di imputato ai propri piedi, dovrebbero affrontare tutto il limite e le conseguenze che avrebbe avuto il pessimo esercizio della loro funzione offensiva e lesiva della volontà popolare nell’eventualità, che in realtà è certezza, che la loro fosse stata una iniziativa destituita di fondamento, di legittimità e di buon merito.
I Magistrati, partendo solo con una mera ipotesi di reato del tutto soggettiva, in Italia hanno ambito di mettere sotto scacco il Governo e il Parlamento, ma quando alla fine avranno torto, come sempre costantemente avviene, cosa succederà loro? Nulla, perché sarebbero altri loro colleghi a giudicarli e, come sappiamo, un cane non morde un altro cane! In un Paese normale, peraltro, nessuno che abbia il senno potrebbe pretendere che solo il Ministro sia processato per i propri atti ministeriali partoriti di per sé in conformità alla Legge, cioè senza coinvolgere il capo di gabinetto, le gerarchie della polizia, etc… In un Paese normale, anche quanto accaduto in passato con il Presidente Berlusconi, sottoposto a oneri di procedure processuali per imputazioni folli e destituite di fondamento, non sarebbe mai accaduto, ma per l’unicum Berlusconi si poteva ledere l’agenda di governo e l’immagine della Nazione, nonché usurpare la volontà Popolare e Parlamentare. Adesso basta!
Questo aspetto degenerato anche con Salvini è assurto a patologia endemica, ed è un grave vulnus alla Democrazia. Molto male, anzi malissimo, ha fatto Berlusconi e tutto il Centrodestra a lagnarsene nel tempo, ma a tollerarlo, invece di reagire con forza rimettendo la Magistratura nei suoi binari costituzionali, così come era prima del 1992, quando l’Italia aveva una forza politica ed economica da potenza Mondiale, anche perché i Magistrati facevano il loro lavoro in silenzio senza protagonismi da Salute Pubblica Giacobina.
Il Senato, a mio giudizio, non autorizzerà proprio nulla, ma faccio notare un aspetto per chiarire l’assurdità e la violenza insita nella richiesta. Se il Senato autorizzasse il processo al Ministro Salvini in carica, a prescindere o meno che si arrivi a sentenza in primo grado tra 7/8 anni, si profilerebbe la situazione eversiva di un magistrato che avrebbe il legittimo potere di arrestare Salvini con il fondato pretesto del potenziale rischio della reiterazione del presunto reato. In effetti, se fosse plausibile un reato di sequestro compiuto dal Ministro all’atto di bloccare i flussi di deportati in Italia attraverso il collaudato sistema sinergico trafficanti-ONG-Cooperative Sociali di Sinistra, Salvini sicuramente starebbe reiterando questo reato anche adesso, in questo momento, e lo farebbe pure in futuro e perciò, a quel punto, cioè se si riconoscesse una valenza di legalità alla richiesta dei Magistrati cedendo a loro un potere, essi potrebbero anche arrestare il Ministro artefice di atti ministeriali da loro ipotizzati come reati. Ovviamente è del tutto irrilevante che tra sette-otto anni ci sia una sentenza che dica che l’atto, a firma di Salvini, non costituiva alcun reato, poiché il fine della sortita in toga rossa non è quello di perseguire chi commette reati, ma bloccare gli indirizzi politici di Salvini. Un equilibrio di poteri in cui un qualsiasi magistrato che non concordasse con gli atti del Ministro potrebbe arrestarlo, sarebbe una tirannide, porterebbe ancora più caos e continuerebbe il cammino di distruzione dello Stato nella dissoluzione fisica e valoriale del Popolo italiano, un tema evidentemente caro a chi promuove queste deportazioni ai fini di sostituzione etnico culturale.
Il Senato a maggioranza giallo-verde e con un Centrodestra molto forte, non potrebbe mai concedere l’autorizzazione al processo di Salvini senza semmai dimissionarlo o sfiduciarlo allo stesso tempo, una cosa illogica oltre che impossibile da attuarsi. Anche chi ha fiducia nei Magistrati non può spingersi fino al punto di riconoscere loro il potere, in potenza, di destrutturare lo Stato sindacando atti ministeriali di mero potere politico, perché ricordo che al Ministro degli Interni fanno capo tutti i prefetti e tutte le questure, e delegittimandone gli atti, si porterebbe deterioramento all’articolazione stessa dello Stato. Fortunatamente, il Presidente del Consiglio, un professore costituzionalista, questi concetti li ha più chiari di quanto li abbia io, tanto da sbaragliare la sortita offensiva dei Magistrati e dare una “svegliata” a tutti i grillini. Conte, dicendo apertis verbis che nel caso di autorizzazione a procedere sarebbe investito anche lui, poiché tutti gli atti ministeriali a firma Salvini, condivisi o meno che siano stati, sono atti del Governo Conte, ha spiegato a tutti gli attori della Repubblica che nessun magistrato può allestire processi di alcun tipo sull’azione di governo, senza farlo cadere, qualora il Parlamento desse minimamente retta a queste incursioni togate sugli affari del Viminale.
Ciò detto, rimane l’aspetto per me più importante, e cioè la sortita golpista di questi magistrati con il suo esplicito carattere eversivo, che io vedo configurare come un tentativo ambizioso di sovvertire l’ordine democratico costituito e le istituzioni che ne sono l’espressione da rispettare. Questi Magistrati hanno commesso un abuso enorme pretendendo di calamitare nella loro funzione giudiziaria un potere illegittimo, dando ad intendere che gli atti del Ministro Salvini possano avere una valenza personale a loro sottoponibile dal Parlamento. Questo tentativo si configura, secondo me, come un reato contro la personalità dello Stato, perché costoro hanno tentato di processare un Ministro della Repubblica per i suoi atti ministeriali, e questo non solo non lo possono fare, ma non possono neanche tentare di farlo, perché è già un grave reato il solo tentativo.
Ad aggravare il quadro si arriva pensando che gli stessi magistrati, né altri di qualche sperduta procura d’Italia, hanno mai sollevato casi giudiziari di un qualche tipo quando, negli ultimi anni, i ministri degli interni del PD hanno favorito l’immigrazione di masse enormi di clandestini forzando chiaramente le Leggi, così dando luogo ad un plausibile concorso esterno in innumerevoli reati commessi a 4 mani con gli scafisti e gli affogamenti a mare, con la mafia nigeriana e i suoi squartamenti di corpi umani a scopi commerciali e sado-ludico sessuali, oppure con la moltitudine di cooperative avidamente corrotte da sprechi di denaro pubblico di cui tutti sappiamo.
Perciò questi casi della Diciotti o della Seawatch 3 sono vessilli assolutamente emblematici, come il vessillo di Firenze caro a Dante nella battaglia contro la tirannide straniera di Manfredi. Il coraggio di affrontare di petto questi fenomeni potrebbe stagliare la fine della II Repubblica, aperta proprio con le esondazioni sanguinarie della magistratura “assassina” di deputati e manager nazionali, oltre che del consenso di tre leader politici nazionali, quali Craxi, Andreotti e Forlani, al fine concreto, non certo di pulire le mani a qualcuno, ma di aprire la strada alle invasioni straniere e alle razzie susseguitesi in questi anni. L’ingiustizia enorme insita in Tangentopoli è nei traditori della Patria conclamati, come ad esempio Giorgio Napolitano con tanto di valigette sovietiche, messi sul piedistallo ed elevati a monarchi della Repubblica, mentre i politici e i partiti artefici del miracolo economico italiano buttati nel fango giudiziario. Oggi, come allora, la Magistratura protagonista in politica ha la stessa vocazione all’ingiustizia e alla prevaricazione della Democrazia e delle Leggi, infatti pretende che ex ministri del PD non debbano rispondere di una sfilza chilometrica di reati esplicitamente codificati nel codice penale e bellamente commessi ventilando emergenze e sentimentalismi indotti, mentre, chi ha solo applicato la Legge, peraltro in ossequio alla forza parlamentare ed elettorale conferitagli dall’esito del suffragio democratico, dovrebbe essere processato e finire in carcere per un sequestro di persona del tutto campato in aria.
Perciò si arriva al punto veramente importante: cui prodest questo tentativo di certi magistrati di sottomettere il Governo e il Parlamento?
Dobbiamo individuare gli artefici di questa alzata di testa dei Magistrati eversivi nei disegni di globalizzazione delle élite più radicali della sinistra, cervelli e rispettivi conti correnti bancari asserviti dall’Alta finanza straniera. Costoro sono essenzialmente volti a distruggere la Nostra Storia, il Nostro Stato e la Nostra Democrazia, e perciò sono loro quelli da processare. Il rispetto dei nostri confini nazionali e delle nostre Leggi per l’ingresso in Italia hanno il senso di assicurare quell’ordine e quella sicurezza che si deve riconoscere come un diritto del popolo italiano, costituendo, peraltro, la ragione filosofica e storica della nascita dello Stato, e chiunque non rispettasse tutto ciò attentando alla personalità dello Stato è un pericoloso criminale da abbattere.
Non occorre nessun parere del Parlamento per sapere se il Ministro degli Interni può avere interessi personali o meno a chiudere i porti opponendo diniego di accesso verso la punta di un iceberg minaccioso fatto da 1 miliardo e mezzo di potenziali deportabili dall’Africa. La richiesta di processo è quindi un tentativo di per sé offensivo ed eversivo. Il Ministro non ha il diritto bensì il dovere di fare quello che ha fatto, anche usando la forza per colpire chiunque si adoperi in senso contrario al suo agire, che è ancorato alle Leggi e alla supremazia insindacabile dello Stato italiano sul suolo italiano. Semmai, ribadisco, bisognerebbe processare i Ministri del recente passato che invece hanno derogato alle Leggi perseguendo astrattezze radical chic di impeti esterofili i cui benefici, in realtà, li hanno avuti solo in pochissimi, e non certo la collettività.
Tutto ciò tenuto ben presente, si scorge, nel carattere giudiziario di questa sortita dei magistrati, un carattere ovviamente avallato dai Media principali e dai politici del PD, asserviti notoriamente a interessi stranieri, che profila una minaccia contro lo Stato. E’ noto come nel Mondo, e non solo in Italia, vi siano élite che perseguono di distruggere il popolo italiano sul proprio suolo promuovendo che altri popoli si mescolino forzatamente a loro per dissolvere identità e caratteri culturali, obiettivo a cui pervenire proprio abbattendo i confini nazionali e desovranizzando le Istituzioni. Perciò, lo Stato è sotto attacco e deve reagire al grave pericolo indirizzato dalle forze della globalizzazione, anche attraverso certi magistrati giacobini, che occorre punire arrestandoli e processarli, suscitando un grande clamore mediatico internazionale assolutamente necessario per farne un modello di best practice. E’ infatti necessario istituire una Commissione di inchiesta Parlamentare che tiri fuori dai cassetti tutte le magagne cominciate dalla speculazione sulla Lira di Soros del 1992, Tangentopoli, la Magistratura politicizzata, e la collusione tra certi gangli di Giustizia, i media e l’Alta finanza, fino a indagare sui soldi che arrivano a queste ONG e alle loro navette. Ovviamente, tutto ciò, avendo premura di avvisare Antenore agli Inferi di fare una gran spazio nel lago ghiacciato per offrire posto a molti suoi colleghi, i traditori della Repubblica Italiana, che il Sommo Poeta accoglierebbe, da par suo, scendendo apposta dal Paradiso per prenderli per la collottola e strattonarli strappando loro ciocche di capelli con Somma soddisfazione.
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