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Gianmarco Landi
Esteri e Geopolitica3 min di lettura

Elevazione del tetto del debito USA di McCarthy Biden

Un’analisi fortemente critica dell’accordo McCarthy-Biden sull’innalzamento del tetto del debito americano, interpretato come soluzione temporanea destinata solo a rinviare una crisi finanziaria strutturale degli Stati Uniti. Gianmarco Landi denuncia divisioni politiche interne, fragilità del dollaro e rischi sistemici per l’intero equilibrio economico occidentale.

Questa notte, in America, nel corso di una concitata seduta alla House, è passato il disegno di legge per ovviare al default degli USA, che avrebbe posto fine al dollaro fiat, un’evenienza che dovrà essere confermata approvandola al Senato entro il prossimo 5 giugno. Il leader della maggioranza al Senato, Schumer, e quello della minoranza, McConnell, hanno promesso di far passare il disegno di legge il più rapidamente possibile, cioè entro 48 ore.

Il disegno di legge McCarthy-Biden, presentato ed approvato stanotte alla House, sconfessa una precedente versione di accordo circolata nei giorni scorsi, perché effettivamente aumenta il tetto del debito (ora a 31,4 trilioni di dollari) e non solo ne pospone la scadenza, finanzia il Green New Deal a scapito del settore energetico tradizionale, finanzia dei nuovi odiosi agenti dell’IRS (l’Equitalia americana) invece di abolirli, come peraltro aveva chiesto il Partito Repubblicano, ma soprattutto finanzia pesantemente il corrotto Chris Wray a capo dell’FBI, attualmente alla sbarra proprio alla House per i gravi abusi commessi ai danni della Presidenza Trump.

Il disegno di legge è stato chiamato Fiscal Responsibility Act ed è stato approvato con il sostegno dei due partiti spaccatisi significativamente, una drammatica conclusione dopo settimane di negoziati tesi e molto poco trasparenti tra la Casa Bianca ed il presidente della House, il repubblicano Kevin McCarthy. Il dato politico è che 149 repubblicani hanno votato “Sì” mentre 71 hanno votato “No”, mentre, tra i democratici, il rapporto è stato di 165 "Sì" e 46 “No”, con 4 astenuti. Molti deputati repubblicani hanno espresso sfiducia a McCarthy annunciandone la sostituzione, una possibilità concreta alla luce dei 71 voti a sfavore già espressi (lo speaker di maggioranza alla House deve avere il sostegno della maggioranza dei parlamentari della House e non può essere votato dalla minoranza).

La partita politica si sposta ora al Senato, che però è controllato, anche se per un soffio, dai democratici. Qui i leader di entrambe le parti vogliono approvarlo in 48 ore e, a meno di clamorose sorprese, il Fiscal Responsibility Act dovrebbe passare in extremis.

Dei tre importanti deputati repubblicani, che affiancano lo speaker McCarthy nella conduzione della House, due hanno votato “No” al Fiscal Responsibility Act , e uno “Sì”. L’onorevole Lauren Boebert, eletta in Colorado, considerata vicinissima a Trump, ha votato “No”, così come Paul Gosar dell’Arizona, uno dei leader del Tea Party, vicino a Trump, ma non vicinissimo. Marjorie Taylor Greene della Georgia, invece, ha votato a favore! La Greene è considerata vicinissima a Trump come la Boebert, ma soprattutto è considerata un forte politico di riferimento dei generali del corpo di intelligence militare, tanto che alcuni media l’hanno definita, in passato, una pericolosa proiezione del Movimento Q.

Tuttavia, quanto accaduto alla House stanotte non risolve i problemi strutturali, ma semplicemente mette una pezza sullo scafo molto malconcio di una nave che sta affondando, così evitando che si inabissi il prossimo 5 di giugno. Se anche questo provvedimento passasse entro 4 giorni, verrebbe scongiurato il default USA a livello legale entro il 5 giugno, ma non il pericolo tecnico del default. L’escalation delle tensioni geopolitiche, nell’ambito delle quali moltissime nazioni rifiutano i pagamenti in dollari, e lo stress della spirale inflattiva a cui è sottoposto tutto il sistema finanziario occidentale, a cominciare dalle grandi banche, possono scatenare un evento dirompente in grado di spaccare lo scafo, facendo così affondare la nave da un momento all’altro, e nel contesto di un’esplosione di panico evidentemente catartica.

Per molti commentatori l’esito di questa vicenda era scontato, perché era normale pensare che nessun partito o politico volesse intestarsi il default. Tuttavia, il principio di Archimede è la Verità, e una nave che non sta a galla non si può evitare che finisca in fondo al mare votando a maggioranza contro Archimede.

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