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Gianmarco Landi
Esteri e Geopolitica9 min di lettura

L’ORA DELL’ACCORDO USA-IRAN

Esclusivo per il blog

"L’ora dell’accordo USA-Iran", presenta una profonda lettura degli eventi che hanno portato all’intesa tra Stati Uniti e Iran. Gianmarco Landi spiega come il conflitto sia stato favorito da convergenze occulte tra apparati del potere iraniano e israeliano con l’obiettivo di ampliare la crisi regionale per il fine di condurre l’Umanità verso la Terza Guerra Mondiale. Ed è in questo drammatico scenario che il sostegno degli USA ad Israele si configura, in realtà, come un lucido intervento volto a limitare l’escalation del conflitto. Landi, in conclusione, spiega che i veri sconfitti di questa Pagina di Storia sono gli interessi politici e finanziari anglosionisti.

All’indomani della firma dell’accordo di pace tra USA e Iran, sarebbe facile per me esordire ricordando di aver sempre sostenuto che Trump e Netanyahu non stessero giocando la stessa partita, e avere così una “rivincita” rispetto a tutte quelle voci, anche autorevoli, della controinformazione, che negli ultimi mesi hanno criticato l’analisi geopolitica delle forze in campo da me esemplificata. Ma non è questo il mio intento, ciò che mi preme, piuttosto, è spiegare, ancora una volta, come si muovano gli attori sulla scena del teatro della politica.

Perché il fatto che le sceneggiature della politica prevedano guerre e versamento di sangue non è certo un qualche cosa che mi rallegri, ma è un qualche cosa che bisogna essere in grado di analizzare con razionalità e lucidità, e, a dispetto di quanto sostenuto da alcuni divulgatori alquanto ingenerosi nei miei confronti, io non adulo acriticamente l’operato di Donald Trump, ma, da un’attenta analisi delle forze in gioco, reputo che fosse inevitabile per gli Stati Uniti di Trump essere coinvolti nel conflitto tra Iran ed Israele, dal momento che, dietro le quinte, alcune forze dell’Iran erano d’accordo con alcune forze di Israele per scatenare un conflitto che avrebbe dovuto coinvolgere, oltre alle sei monarchie del Golfo, anche Russia e Cina.

Il proposito di Tel Aviv era, infatti, quello di giungere ad una vera e propria terza guerra mondiale, con Russia e Cina in supporto di Teheran e gli USA in supporto di Tel Aviv, ma in una misura ben diversa da quella effettivamente messa in atto da Trump, che non ha certo sostenuto Netanyahu nella misura in cui questi avrebbe desiderato, perchè è vero che dagli USA sono arrivati aiuti ad Israele, circa 3,8 miliardi di dollari l’anno negli ultimi 10 anni, ma gli organi di informazione omettono di specificare che si tratta di aiuti stanziati, nel 2016, dall’uscente Amministrazione Obama. Come omettono di informare riguardo all’ingente sostegno economico dato, sempre dall’Amministrazione Obama, all’Iran per il tramite di uno sblocco di asset per il valore di 150 miliardi di dollari giunti a Teheran per rinforzare i Pasdaran, ossia la componente dell’esercito iraniano vicina al Deep State americano. Oltre a 1,7 miliardi di dollari in contanti, come da me più volte rivelato in interviste, conferenze e precedenti articoli.

Alla luce di questi retroscena, è facile comprendere come Trump si sia trovato, obtorto collo, coinvolto nel conflitto, perché l’opzione di non dare alcun appoggio ad Israele, impegnato in un conflitto bellico, non era una cosa ipotizzabile, dal momento che 10 milioni di israeliani - parte dei quali in possesso anche di un passaporto statunitense - sono molto vicini al popolo americano, e su ciò, logicamente, faceva leva ed affidamento il Likud di Bibi Netanyahu. Sono queste, dunque, le reali motivazioni che hanno fatto sì che Trump considerasse l’appoggio ad Israele il male minore in questo frangente, e aggiungo di essere assolutamente convinto che Trump non sia in alcun modo sotto ricatto da parte di Tel Aviv per quanto concerne la vicenda dei File Epstein ed, anzi, ritengo che presto potrò prendermi una “rivincita” anche in merito a questa mia analisi, che in passato è stata criticata dai miei consueti detrattori.

In realtà, con il suo “appoggio” a Tel Aviv e l’entrata nel conflitto, Trump, da un lato, ha colto l’occasione di poter eradicare gran parte del Deep State iraniano foraggiato, come detto, dall’Amministrazione Obama e, dall’altro, ha concorso a far fallire i piani sionistici per la realizzazione di una Grande Israele. Logicamente Trump non ammetterà mai di aver perso questa guerra, che, in effetti, era suo intento perdere, nel senso che questa, che si è trovato nella situazione di dover muovere per i motivi poc'anzi esplicitati, è stata una guerra dell’America con la K, non dell’America di Trump.

Inoltre, pare che Trump sarà molto generoso con l’Iran in termini di sostegni finanziari nell’ambito dell’accordo di pace (indiscrezioni parlano di cifre che vanno dai 100 ai 300 miliardi), perché l’obiettivo di Trump non è mai stato quello di tutelare la Fed ed il dollaro della Fed, non è mai stato quello di tutelare la NATO e le sue dinamiche che vedevano le varie Amministrazioni Americane essere la fonte di tutte le guerre degli ultimi decenni. Perché questa guerra contro l’Iran Trump ha dovuto farla per minimizzare i danni, ma la sua Amministrazione non è la fonte di questo conflitto. E la prova di quanto affermo è anche nel fatto che, da quando l’intesa per l’accordo di pace è stata trovata, Tel Aviv stia tentando di tutto per farla saltare continuando ad attaccare il Libano nel disperato tentativo di riuscire ancora ad espandere il conflitto. E ciò ad ulteriore conferma del fatto che Trump e Netanyahu non hanno mai davvero giocato dalla stessa parte.

A questo proposito, mi preme ed è doveroso specificare che, in ultima analisi, a perdere la partita non è neanche Israele, perché la vera partita è finanziaria, e a perderla è Londra! Londra aveva scommesso su una situazione lacerante riguardo allo Stretto di Hormuz, con l’intento di creare enormi squilibri macroeconomici per questioni energetiche, ma si è trovata spiazzata e disattesa nelle sue aspettative, perché la Presidenza Americana, da quando è Presidenza Trump, non risponde più a Tel Aviv, come ancora oggi sostiene qualche osservatore geopolitico poco avveduto.

Dunque, ciò che si va profilando, è sia la sconfitta politica di Tel Aviv che la sconfitta economica e finanziaria di Londra, ossia la sconfitta dell’ anglosionismo tout court. Ed a riprova di ciò, è sintomatico l’atteggiamento improvvisamente ossequioso nei confronti di Trump di quel noto cameriere dei Rothschild in Europa che è Emmanuel Macron, e di altri “grandi” dell’Unione Europea, che, evidentemente, hanno iniziato a comprendere che l’Europa, con o senza Londra, non conta più nulla e che Trump, anche quando pare perdere una guerra, ne esce più forte.

Esattamente come per quel che riguarda la politica economica dei dazi, che sta facendo maturare alle nazioni europee la consapevolezza che non vi è nulla di conveniente nel cedere la propria sovranità nazionale e che l’Unione Europea è oramai senza futuro. Tutti i burattini del potere franco-anglo-sionista hanno maturato consapevolezza del fatto che è ormai inutile morire in trincea per i Rothschild, dal momento che è ormai evidente a tutti l’accordo Trump-Putin-Xi volto a disegnare un nuovo assetto geopolitico e finanziario nel mondo. Mi preme inoltre puntualizzare quanto siano ridicoli i media mainstream e certa controinformazione, che amano parlare del gran calo di consensi che Trump avrebbe avuto in patria, quando, invece, l’ultimo sondaggio reso pubblico da Pete Hegseth riguardo alla House, distretto per distretto, dà i Repubblicani in forte vantaggio, con soltanto 14 seggi in bilico e, di questi, ai Repubblicani basterebbe vincerne solamente uno per ottenere la maggioranza alla House.

Sono stucchevoli e ridicole queste leggende che i media tentano di propalare di un Trump che, al 40%, non avrebbe più il consenso in patria, quando poi scopriamo “paladini” della Democrazia, come Macron, al 18%, come Starmer, al 15%, come Merz, al 19%. E, dunque, il principio di realtà si impone, e non possiamo esimerci dal chiederci come sia possibile che Trump, al 40%, sia da considerarsi un leader debole, mentre leader che hanno meno della metà del suo consenso, siano forti. E, peraltro, da chi dovrebbe essere scalzato Trump? Da quale candidato democratico non ancora palesatosi? Questo è soltanto uno dei tanti esempi della distopia e dello scollamento dalla Verità che imperversa nei media e che si sta delineando sempre più nitidamente.

Riguardo all’Iran, ritengo opportuno ricordare un altro punto cruciale da me analizzato in più occasioni nel corso degli ultimi anni e che, in questi giorni, il post di Trump su X avalla nel senso di quella che fu la mia analisi: l’infiltrazione, in quel paese, di una forte componente delle forze del Deep State e della mafia anglo-sionista, soprattutto nei gangli del potere militare dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione. Verità che emersero già con le e-mail hackerate di Hillary Clinton e poi diffuse da Julian Assange, che portarono alla luce scomode verità, come il fatto che gli uomini di Qassem Soleimani, generale della Forza Quds dei Pasdaran, erano soliti condurre operazioni a quattro mani con la CIA, come anche quella che portò alla barbara uccisione dell’ambasciatore americano in Libia nel 2012.

E questa infiltrazione è confermata oggi dallo sviluppo della guerra degli ultimi mesi, che vede Esmail Qaani (successore di Soleimani) e i suoi uomini scomparsi o impossibilitati a fare ritorno in patria, perché ritenuti responsabili della morte dell'Ayatollah Khamenei, posto che la mano materialmente omicida è stata israeliana, ma sono mancate le mani di chi era preposto a difenderlo, i Pasdaran. Perché la logica spietata di quell’enorme flusso di denaro inviato da Obama in Iran era quella di giungere ad una spartizione a due del Medio Oriente: da una parte l’Iran e dall’altra la Grande Israele. Questo era il disegno dei Signori della Guerra di Teheran, di Londra e di Tel Aviv. Un ultimo punto che ritengo di dover sottolineare, perché importante per comprendere appieno le dinamiche di questo conflitto, è il fatto che, all’indomani della morte di Khamenei, il Mossad abbia effettuato attentati contro basi NATO, e quindi gestite da americani, in tre monarchie del Golfo.

Questo fatto rende ancora più chiaro, se ce ne fosse bisogno, il gioco di lucida perfidia portato avanti dalla mafia franco-anglo-sionista nel tentativo di far scoppiare una guerra su vasta scala che portasse, alla lunga, alla realizzazione della Grande Israele, ossia di uno stato che andasse dall’Egitto all’Iran e mettesse sotto scacco le monarchie sunnite del Golfo vicine agli Stati Uniti d’America. A questo proposito trovo significativo, avviandomi verso la conclusione di questo articolo, ricordare che il 20 maggio 2017, a Riyad, in Arabia Saudita, il Presidente Trump ed il Re Salman danzarono insieme la tradizionale Danza delle Spade ( Ardah ), un fatto estremamente significativo e simbolico, che sarebbe sciocco interpretare come folcloristico e pittoresco.

Perché il significato profondo di questo rito, nella Penisola Arabica, è quello di suggellare un’alleanza di guerra: le due parti sono pronte ad andare in guerra insieme, ed è un onore che in passato fu concesso soltanto a Lawrence d’Arabia, creando la storica alleanza tra Monarchia Saudi e servizi segreti britannici. Anche in forza di questo fatto, pensare che Trump stia attuando un attacco al petrodollaro della Fed, nato nei primi anni ‘70 dagli accordi presi principalmente tra Kissinger e la Monarchia Saudi, senza destrutturare gli accordi presi allora, è impensabile, così come è impensabile che l’Arabia Saudita si faccia cogliere di sorpresa da missili provenienti dall’Iran, perché qualcuno a Teheran e a Tel Aviv ha interesse a far scoppiare una guerra mondiale.

E’ quindi evidente che si sia trattato di un teatrino, anche se, purtroppo, questo teatrino ha visto dei morti, perché le forze in gioco che avevano alcuni potentati britannici, tra Londra e Tel Aviv, e gli apparati infiltrati dal Deep State in Iran, erano ancora piuttosto forti e capaci di infiammare gli animi, anche a livello mediatico, e di creare tensioni, come quella dello Stretto di Hormuz, che comunque non è stata passibile di creare esplosioni dei costi energetici e shock petroliferi come era nei piani di lorsignori. Né, tantomeno, i Signori della Guerra sono riusciti ad ottenere l’immane tributo di sangue, dolore e morte che attendevano e si erano auspicati.

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