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Gianmarco Landi
Esteri e Geopolitica2 min di lettura

LA SCONFITTA/VITTORIA DI CARRE

Esclusivo per il blog

Gianmarco Landi espone dieci condizioni poste dall’Iran per giungere alla pace, tra cui “una garanzia vincolante” contro nuovi attacchi e la “revoca delle sanzioni statunitensi”. Queste richieste diventano il punto di partenza per una riflessione più ampia: il conflitto non è solo militare, ma strategico e simbolico. La conclusione ribalta la prospettiva tradizionale, sostenendo che “Trump… ha perso la guerra”, ma, allo stesso tempo, “ha vinto la guerra sotterranea contro Israele e la mafia anglo-sionista”. L’autore invita il lettore a cogliere il significato implicito degli eventi, suggerendo che esista un disegno politico più profondo, intellegibile anche attraverso paralleli storici e dinamiche di lungo periodo.

Queste sono le 10 richieste dell'Iran su cui lavorare per arrivare alla pace che hanno soddisfatto tutti, ma non Israele e Londra.

1. Una garanzia vincolante che gli Stati Uniti e gli alleati non colpiranno di nuovo l'Iran.

2. Una fine permanente delle ostilità, non solo un cessate il fuoco temporaneo.

3. La fine degli attacchi israeliani su Hezbollah in Libano.

4. Completa e definitiva revoca delle sanzioni statunitensi.

5. Protezione per i delegati regionali dell'Iran e le milizie alleate.

6. Riapertura dello Stretto di Hormuz con condizioni iraniane.

7. Una tassa di transito di circa 2 milioni di dollari per nave, condivisa a metà con l'Oman.

8. Risarcimento o sostegno alla ricostruzione per danni di guerra all'interno dell'Iran.

9. Riconoscimento degli interessi di sicurezza regionale dell'Iran.

10. Un quadro più ampio per negoziati a lungo termine senza rinuncia immediata alle capacità strategiche fondamentali.

Conclusione:

- Trump in versione America Neo-Con ha perso la guerra e ha riconosciuto un pieno diritto di sovranità all’Iran.

- Trump in versione Sovranista e leader di un Mondo governato da Patrioti ha vinto la guerra sotterranea contro Israele e la mafia anglo-sionista, scassando i presupposti politici del petrodollaro FED, che erano stati posti in Medio Oriente attraverso un ruolo forte di Israele.

Lascio al lettore intendere quale fosse il vero proposito che Trump aveva in animo di conseguire e che evidentemente non poteva dichiarare apertis verbis…

La metafora storica del 53 a.C spiega ciò che è successo con un parallelo che ho esemplificato già il mese scorso in un mio intervento a Visione TV, ma che pochi all’epoca capirono, benché sia un chiaro ricorso storico di vichiana memoria. Per schiacciare Giulio Cesare e le istanze dei Populares, che stavano emergendo nel Primo Triumvirato dopo i successi di Cesare nelle Gallie e che avevano eclissato gli altri due leader dell'Élite romana, Pompeo e Crasso, gli Ottimati (partito delle élite) progettarono una guerra contro l’Iran di allora, ossia l’Impero dei Parti. Cesare, che all’epoca era console, provó a non far fare questa guerra, che il Senato di Roma però ottenne di poter muovere e che, suo malgrado, Cesare dovette infine appoggiare. La spedizione fu guidata da Crasso, l’uomo piú ricco di Roma, che alla fine, però, rimediò una pesantissima sconfitta in Iran, mentre Roma subì l’onta di 5 aquile perse (ogni aquila rappresentava una legione di circa 6000 soldati). Ma tale sconfitta fu, a ben guardare, una grande vittoria politica di Cesare e costituì la conditio sine qua non per la successiva vittoria di una nuova Roma, non più repubblicana e guidata dagli Ottimati, ma dai Populares. Con Augusto, l’erede di Cesare, si assicurò la Pax Romana e un’Età dell’Oro, l’Età Augustea. Trentatré anni dopo la sconfitta di Carre, nel 20 a.C, i Parti restituirono ad Augusto le aquile di Roma, ed altri 20 anni dopo, all’apice dell’Età Augustea, in Medio Oriente, nacque un bimbo che fece la prima e piú grande rivoluzione del Mondo.

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