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Gianmarco Landi
Esteri e Geopolitica5 min di lettura

Quello che i media italiani non dicono: un trend Trump che fa paura

Un’analisi politica pre-elettorale che contesta i sondaggi favorevoli a Hillary Clinton e sostiene l’esistenza di un forte trend nascosto a favore di Donald Trump. L’autore interpreta dinamiche degli Swing State, crisi industriale americana e strategia mediatica come segnali di una possibile vittoria ribaltando la narrazione dominante.

I sondaggi pro Hillary fatti dai media prezzolati e propinati in dosi massicce finanche in Europa, non contano nulla, servono solo ad esorcizzare un presunto pericolo e gettare fumo negli occhi di chi non capisce di cosa si parli. Quando si fanno le presidenziali USA non si fa una competizione che premia chi ha avuto più consenso durante l’anno, e neanche chi prenderà più voti; ma chi prenderà più punti, cioè chi prenderà più punti attribuiti ad ogni Stato, con il meccanismo: the winner takes all (chi vince prende tutto). Per diventare presidente occorrono 270 punti, ed ogni stato ha un suo numero di "punti". La strategia dei finti sondaggi gonfiati, quindi, è semplicemente strumentale ad evitare che la campagna, fatta a suon di media che si sbilanciano per l’uno o per l’altro dei candidati e a suon di centinaia di milioni di dollari (ma che è sciocco spendere qualora il candidato fosse già battuto in un determinato stato), prenda un trend in favore del “pericoloso” Trump, un candidato fastidiosissimo per i politici, tanto è vero che, a sorpresa, ne ha fatti fuori 13 alle primarie, quasi tutti pesantissimi e provvisti di staff espertissimi.

I sondaggi di questa settimana su due stati cruciali dicono che la strategia del risultato già scritto si è esaurita, perché la battaglia, non solo non è chiusa per niente, ma ha preso un TREND for TRUMP! In Emilia, a casa mia, non si parlerebbe di trend, ma, per capirci meglio, di ruzzola, cioè di un oggetto che inizia a scendere in discesa da un colle dell’Appennino in un modo che diventa poi impossibile fermare. Trump ha preso una bella ruzzola, perchè in due swing state importanti, e dati alla vigilia alla Clinton, cioè la pesantissima Florida (29 voti) e il rappresentativo Ohio (20 voti), uno stato i cui risultati tendenzialmente si avvicinano a quelli nazionali, lui è in vantaggio. Chi capisce di elezioni USA sa, quindi, che la partita è molto più che aperta, anzi, lo storico dice che chi vince in questi due stati molto difficilmente perde (forse non è mai successo).

Sì, certo, non è solo questione di sondaggi gonfiati in favore di Hillary alla vigilia, perchè la signora Clinton si è presentata con tanti soldi e con circa 17 milioni di voti alle primarie, mentre il neofita Trump con 13 milioni e mezzo di voti e, sebbene con tanti soldi di suo e l’industria delle armi dietro, senza il favore delle grandi Banche e dei grandi Media. Hillary, inoltre, si presentava con California (55 voti), New York (29 voti) e Illinois (20 voti) blindati (perché stati democratici definiti Blue States), e perciò la strada per arrivare a 270 punti sembrava per lei già spianata. Ma l’America è molto grande, varia e complessa, e non si fa influenzare solo da New York (finanza) e Los Angeles (cinema e musica), come tende a fare il resto del Mondo, che pensa ad un’America tutta ridotta a New York o alla California. Io ho visto due dei tre faccia a faccia con l’interesse con cui di notte, ormai da anni, mi gusto le finali NBA, e vi dico che Hillary ha sbagliato la campagna e può perdere questi “play off”.

La Clinton non prenderà un solo voto repubblicano e, le molte chance che aveva di prenderne, poichè a tutto l’establishment il cavallo matto Trump non piace, le ha dilapidate con più di qualche stitica parolina troppo radical chic sul 2° emendamento e sull’aborto al 9° mese; argomenti che forse le motiveranno i suoi elettori e quelli di Sanders (che non la sopportano), ma che hanno aperto il prato del voto di destra al toro repubblicano, il quale prescinde dalle logiche dell’apparato politico repubblicano che, in quota parte, lo soffre e lo teme, se dovesse conquistare facilmente gli storici voti rossi.

Il magnate vincerà in Texas (38 voti) e in quei 12-13 stati campagnoli (Red States) dall’Idaho, Utah, Kansas, etc.. fino alla Georgia, che danno dai 4 ai 9 punti ciascuno e che, non solo ripianano il bottino di vantaggio dei 3 grandi Blue States, già di Hillary prima di partire, ma daranno forza e credibilità a Trump negli stati attorno ai Grandi Laghi, dove si giocherà la partita reale con qualche testa a testa di quelli leggendari. Se Trump passasse in Florida (dove questa settimana ha speso cifre esorbitanti dimostrando che fa veramente sul serio) e Ohio, come ora sembra, potrebbe prendere un’inerzia inarrestabile fino ad arrivare l’8 di novembre con una ruzzola di quelle paventate ed esorcizzate dai media politicamente corretti.

Hillary sarà anche il candidato più competente, ma per come l’ho vista io in TV e sui social, mi è sembrata la gioiosa macchina da guerra di Occhetto contro Berlusconi: pochi argomenti buoni da mettere sul tavolo e tanta forza di apparato volta ad una demonizzazione dell’avversario. Contro, inoltre, ha i disastri in politica estera di cui è inutile parlare, la crisi economica, che in certe zone ha buttato acredine, oltre che su Obama, anche su di lei, e il NAFTA, un grande errore dei democratici, forse troppo interessati alla finanza, ai salotti e alle chiacchiere radical chic, ma molto poco pratici quando si tratta di affrontare temi di economia reale che Trump, invece, è andato a trattare in maniche di camicia.

Negli stati attorno ai Grandi Laghi, dove molte industrie americane sono andate in crisi e hanno chiuso, Trump, sebbene sia a Nord Ovest, sta cavalcando lo scontento da politico di razza tipo Furia cavallo del West! Impressionate!!! Inoltre, dal 2012, in questi 5 grandi stati attorno ai Grandi Laghi, tendenzialmente democratici, ma spesso in bilico, sono stati eletti, a sorpresa, governatori repubblicani (tranne che in Pennsylvania), e quindi potrebbe esserci nascosto un trend in atto che nessuno considera, in ragione della crisi sistemica di certi comparti industriali molto forti a livello occupazionale.

In ultimo, secondo me la supponenza laicista sull’aborto a 9 mesi di gravidanza in cui Hillary è incappata, potrebbe sortire effetti dirompenti, perchè i cattolici in America sono 1/4 della popolazione e, quando lo sono, lo sono per davvero. E in tutto questo “bidone” di armi di distruzione di massa dei presuntuosi “Democratici chic” che hanno governato il Mondo negli ultimi 8 anni, c’è pure il pericolo Wikileaks: se venissero pubblicate le email dove si provasse come la Clinton avesse preso ordini dalle banche, avesse ammiccato ai golpisti qua e là nel Mondo o avesse intrallazzato con l’ISIS; email da lei distrutte nella piena consapevolezza di commettere un reato “fregando” l’FBI e i protocolli amministrativi dello Stato, la partita si chiuderebbe con un KO da Madison Square Garden.

Chissà che lassù qualcuno non ci ami!

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