Unione Europea contro Repubblica Italiana: Analisi del Conflitto
Un’analisi geopolitica che presenta il DEF 2018 come casus belli tra Governo italiano sovranista e establishment UE. L’autore descrive lo scontro come battaglia sistemica contro austerità, BCE e tecnocrazia brussellese, inserendo il conflitto italiano in un quadro internazionale segnato da Trump, Brexit e crisi del globalismo.

Lo scontro tra Sovranismo e Globalismo ha conosciuto, con la Brexit e l’elezione di Trump, i suoi momenti più alti di conflittualità; entrambi terminati con due pesanti sconfitte dei globalisti, e oggi vede, nel DEF di recente emanazione del Governo italiano, un vero e proprio casus belli , forse ricercato dai leader italiani, cioè un punto di non ritorno sia per l’una che per l’altra visione del Mondo, che vedrà nel Bel Paese la sfida definitiva e finale con i due fronti divisi da una nuova linea gotica rappresentata dalla Finanziaria 2018.
I due piccolissimi pezzi del gioco, Salvini e Di Maio, sono come due pedoni che stanno conquistando, un passettino alla volta, il centro della scacchiera europea, facendo pendere l’esito di questa battaglia verso i vincitori sovranisti “Alleati”, un po’ come quando, durante la II Guerra Mondiale, proprio nel 1943, l’Italia si sfilò dall’asse della dittatura Continentale, che andava dalla Spagna alla Polonia, e consentì agli Alleati, in meno di due anni, di scassare tutto l’assetto costruito dai tedeschi, illo tempore manu militari.
Per capire cosa sta succedendo e cosa succederà in questa contrapposizione tra il Governo italiano e l’Establishment UE, dovremmo riflettere sulla filosofia di pratica politica alla base della costruzione dell’UE, una logica raffinata che non ha alcuna radice militare, bensì di raffinata intelligenza finanziaria.
Questa “filosofia” ce l’ha spiegata benissimo Juncker con una sua pubblica dichiarazione del 1999:
“Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno.” (Juncker nel 1999)
Circa venti anni dopo, nel 2018, allo stesso modo i due fanti italiani stanno ragionando e procedendo. Io ritengo che i due pedoni della Repubblica, prima di fare il Governo ( una responsabilità enorme che li può consacrare, ma può anche distruggerli in pochi mesi ) abbiano ragionato così, in maniera molto meno improvvisata, superficiale e azzardata di quanto abbiano fatto i globalisti a Bruxelles negli ultimi 20 anni.
DI Maio e Salvini si sono detti questo: noi due rappresentiamo la maggioranza del potere legislativo, dobbiamo fare un patto di sangue e ci prendiamo il potere esecutivo in Italia, quindi ci schieriamo concretamente a favore dei ceti poveri e dei ceti medi depauperati man mano negli ultimi 20 anni, facendo un compromesso tra i nostri due programmi, che hanno alcuni tratti anche contrapposti e, per farlo, ci dobbiamo comunque mettere contro le élite che comandano in UE. Il disegno dovrà culminare nel suo punto più alto di scontro alla fine dell’anno, cioè con la legge finanziaria con cui approvare gli indirizzi di spesa del DEF, un affronto alla lesa maestà dell’UE a cui i notabili europei sicuramente reagiranno . E’ evidente che i due pedoni hanno dovuto apertamente sfidare la stanza del potere di cui diceva Juncker nel ‘99, ben sapendo che succederà qualcosa di molto conflittuale. In Unione Europea, alla BCE e alla Banca d’Italia, quest’ultima ormai controllata di fatto e di diritto da poteri esteri, sanno molto bene che questi due pedoni sono protetti da altri pedoni e si sono spinti audacemente al centro della scacchiera avendo alle spalle una serie di pezzi pesanti rimasti apparentemente fermi , come, ad esempio, l’Amministrazione Trump, la Russia di Putin o certe élite finanziarie britanniche di radicata dimensione intellettuale sovranista, che in un lampo possono arrivare al centro della scacchiera e supportare questo disegno di sfondamento politico degli interessi italiani a Bruxelles, che, dal loro punto di vista, fa anche il loro gioco.
Facciamo attenzione: cosa possono fare questi tecnocrati contro gli italiani? Svendere i BTP per creare spread e panico con cui ammansire gli italiani strangolandoli finanziariamente? Ci hanno già provato nei giorni scorsi, ma non ci sono riusciti. Alcuni fondi compravano al rialzo i BTP, mentre altri li svendevano, così arrestando sotto al 3 percento la marcia dello spread, che avrebbe dovuto superare il 5 percento come in passato. Possono, però, farci delle multe, ossia delle Sanzioni? Questa mossa di rappresaglia non fa nessuna paura e non incide nulla, se non nelle masturbazioni mentali dei giornalisti militanti del partito della Globalizzazione.
Ma cerchiamo di capire cosa ci stiamo giocando nel 2019 e perché una vittoria dei sovranisti può significare la fine del globalismo e dell’UE nei termini conosciuti finora.
La posta in palio è distruggere l’Austerity, un’ipocrisia che ha consentito ai ricchi di diventare più ricchi e ai poveri di lavorare di più per impoverirsi di più . Quello che occorre, è obbligare la BCE a prestare i soldi di nuova emissione direttamente agli Stati e non ai privati, come è stato invece fatto da Draghi con il Quantitative Easing, un costrutto che ha ancora di più arricchito i tedeschi ed indebitato gli italiani. Oppure, ancora meglio sarebbe introdurre un meccanismo che annulli le sperequazioni internazionali sullo spread , cioè depotenziare il meccanismo teso a far insorgere masse miliardarie di credito dal nulla in capo a privati in Germania, e, in più piccola parte in Francia, allo scopo di finanziare soggetti dei paesi del Mediterraneo, che devono pagare alti interessi giustificati da un inesistente pericolo default del Paese. Ottenendo uno dei due correttivi di contenimento degli speculatori, non solo si può arrestare il flusso di prelievi di ricchezza esercitato dalle banche della Mitteleuropa a scapito dei Paesi del Mediterraneo, ma anche annullare il potere di ricatto che pende da Bruxelles, come una corda penzolante , con cui, per anni, hanno minacciato di impiccare la nostra economia e, più volte, finanche di strangolarla, qualora non avessimo fatto esattamente quello che volevano i tizi della stanza di Juncker.
Quello che dobbiamo comprendere bene è che, in realtà, non esiste nessuna emergenza default dello Stato Italiano, il quale ha chiuso 25 degli ultimi 27 bilanci in avanzo primario ( entrate che superano le uscite al netto della spesa interessi sul debito ), cioè, se anche è vero che ogni finanziaria ha sempre creato un deficit, esso è stato creato dalla spesa per interessi su cui bisognerebbe indagare prima di pontificare rimproveri etici a carico del popolo italiano. Le cose che noi non abbiamo capito sono i meccanismi di accrescimento della spesa interessi la quale, in estrema sintesi, dal 1999 in poi, per 1/3 ha arricchito le élite italiane globaliste creando un ceto di nobiltà rediviva beneficiaria di rendite, per 1/3 ha arricchito soggetti esteri nello stesso modo, e per 1/3 ha auto alimentato il debito pubblico portandolo a 2.300 miliardi di euro, con il fine preciso di vincolare i malcapitati auto alimentando un Sistema di impronta “cravattara”.
Facciamo però attenzione perché il Sistema può essere scassato e non occorre uscire dall’Euro o fare iniziative come la Brexit. Da Gennaio, il Quantitative Easing non ci sarà più, ma per forza bisognerà introdurre un nuovo meccanismo per immettere moneta ( i soldi del monopoli che diventano buoni con un click per decisione di politica monetaria ) ed é questa la cosa più importante che si deve decidere nel 2019 in UE, dopo un voto europeo che si annuncia devastante per i globalisti e gli euro fanatici.
La visita di Draghi a Mattarella va letta in questo alveo. Cosa avrà detto Draghi a Mattarella l’altro giorno? Gli avrà detto di opporsi al DEF, oppure di prepararsi ai mala tempora currunt , cioè ripararsi rispetto ad una stagione di dominio incontrastabile dei sovranisti?
E’ un bel rebus…
Se Mattarella, Merkel, Macron, Draghi e Juncker dovessero decidere di contrastare fermamente il governo italiano potrebbero, per reazione, lanciare con ancora maggior vigore il sovranismo in Italia (e non solo in Italia), a livelli forse anche sopra il 70%, così disintegrando la Forza Italia di Tajani, e sempre meno di Berlusconi, il quale accorre al compleanno di Putin in Russia non solo per puro piacere personale… E poi Mattarella potrebbe chiedere al moribondo PD di marginalizzarsi ancora di più trasformandosi, da alfiere della Globalizzazione, in suo kamikaze; facendo coincidere la sua azione politica con un’opposizione allo Stato italiano, ai suoi poveri abbandonati, alle piccole partite IVA vessate dalle aliquote alte o ai pensionati vittime dell’ingiusta legge Fornero dell’odiato governo Monti? Quale pazzo vorrebbe continuare a fare politica, qui in Italia, spalleggiando Juncker e una stanza di cui non si capiscono le logiche “virtuose”, evidentemente solo presunte o nascoste in altre dimensioni spazio temporali, ma di cui ben si capiscono gli effetti traducibili in danni misurabili dagli uomini e dalle donne della strada?
D’altro canto, però, se passasse il DEF nella Finanziaria di fine anno sarebbe egualmente un guaio per i Globalisti, perché in piene elezioni si vedrebbero concreti benefici ai poveri ( un milione di redditi di cittadinanza coinvolgono, essendo nuclei familiari numerosi, vari milioni di persone ), nonché benefici agognati da altri milioni di soggetti interessati all’abolizione della legge Fornero, e altrettanti per valore politico interessati alla sensibile riduzione delle aliquote riguardanti le partite IVA più piccole e numerose, con ciò facendo egualmente volare le due percentuali dei due partiti di governo. Inoltre, l’eventuale sbilanciamento nei conti e l’ipotesi di una crisi di cash, se il PIL non dovesse crescere e reggere il piccolo azzardo in deficit, sarebbe un problema concreto, semmai, nell’ultimo trimestre del 2019, ma la partita di modificare la gestione dei flussi di emissione di moneta a debito a proprio vantaggio, si deciderà prima dell’estate. E qui arriva un'altra mazzata sulla testa dei Globalisti. Tutti hanno capito che, non potendo più Mattarella fermare Savona, il quale è nel gabinetto e, con le dimissioni di Tria e un atto del Governo Conte, potrebbe assumere le deleghe del Ministero dell’economia, il Governo italiano manderà il suo asso di ex banchiere centrale a giocare questa partita e, come i preoccupatissimi Draghi e Visco sanno molto bene, sarà molto difficile fargli credere che Gesù Cristo, in croce, sia morto di freddo, per convincerlo ad obbedir tacendo.
Quindi, la mossa di Di Maio e Salvini non è un azzardo così come sembra , perché c’è tutto il tempo per prendere, pro quota, una fetta di potere in BCE e in Banca d’Italia, cosa assolutamente fattibile e realistica sull’abbrivio di un risultato elettorale alle europee di carattere perentorio e, con la sponda Usa dell’Amministrazione Trump, che non aspetta altro per potersi muoversi a tenaglia insieme alla Russia di Putin, schiacciare certi preponderanti interessi tedeschi e, in una certa misura francesi, riferibili alle logiche di Macron e, quindi, di Soros, il deus ex machina della potenza Dem in America e in Europa e, perciò, il nemico pubblico n.1 di Trump e di Putin.
Ma è proprio di là dell’Atlantico che arrivano le voci più inquietanti per il futuro dei globalisti , rendendo il centro della scacchiera europea assai propizio per la lenta avanzata dei due fanti italiani. In Usa, a novembre, ci saranno le elezioni di Midterm, un giro di boa importantissimo per capire chi comanderà nella Nazione più potente del Mondo, e quindi se Trump potrà continuare e non essere “destituito” in qualche modo con un impeachment, così come sognano i Dem più radicali ben supportati dagli altissimi potentati finanziari che li supportano.
A Novembre si eleggeranno i 435 membri della Camera, 1/3 dei 100 senatori e i 50 governatori, cioè tutte le istituzioni in cui la Presidenza Usa è contestualizzata.
I Democratici del dopo Hillary Clinton , sebbene abbiano goduto di sondaggi favorevoli con circa 8 punti di stacco fino ad agosto, all’approssimarsi di novembre stanno riscontrando un trend negativo, anche in ragione di un’economia in forte crescita (oltre il 4% di crescita del Pil) e una disoccupazione volta allo zero, nonché oggettivi successi in politica estera attribuibili a Trump, che può fare da traino (Rasmussen lo dà al 49% di gradimento e cioè a valori più alti rispetto alla sua elezione) e da dominus della politica Usa per i prossimi 6 anni. I successi politici di Trump a novembre saranno molto difficili da obnubilare con le campagne Me Too o quant’altro di pittorescamente Dem , sebbene gli scaltri richiami dell’attenzione generale per catturare l’occhio di bue dell’opinione pubblica su certi temi siano di impatto fortissimo, tanto da coinvolgere finanche il giocatore di calcio più pagato del Mondo e un “cartellino rosso” di 10 anni fa a Las Vegas, a cui il campione portoghese pare non abbia ottemperato con necessario fair play.
Anche se a novembre si scatenerà un caso come quello di Ronaldo, che coinvolgerà sicuramente Trump, non sembra che i Democratici possano riuscire a ribaltare la più importante istituzione, il Senato, e nemmeno la maggioranza dei governatori. I sondaggi attuali danno al Senato 48 seggi sicuri ai Repubblicani e 43 ai Dem, con 9 in bilico e con un 5 a 4 tra questi 9 di vantaggio in favore dei Repubblicani del GOP, il Great Old Party. Si partiva da una situazione di 51 a 49 per i Repubblicani, ed è molto probabile che questa situazione sia come minimo confermata. Molto simile è la situazione dei Governatori i quali vengono attribuiti nei sondaggi 23 ai Repubblicani, 19 in favore dei Dem e 8 in bilico, con un vantaggio generale, stato per stato, che dovrebbe dare la maggioranza dei governatori ai Repubblicani.
In ultimo, c’è la Camera dove la partita è più aperta e i democratici sembrano essere in leggero vantaggio sulle 435 partite, cioè sui 435 seggi contesi. I sondaggi vedono una distribuzione dei seggi così composta: 191 sicuri ai Repubblicani, 204 ai Democratici e 40 in bilico, ma con un leggero vantaggio Dem in questi 40.
Mancando però ancora un mese, riscontrandosi un trend in favore dei Repubblicani e non essendo sceso in campo il peso massimo Trump ( sono in atto poderose trattative tra il suo staff e lo staff del GOP, seggio per seggio, poiché ci sono anche dei candidati Dem ambigui e cedevoli rispetto al potere della Presidenza e della Maggioranza del Senato ), alla fine anche questa partita potrebbe essere persa dai Democratici o, comunque, non vinta nei termini attesi ad agosto, quando il dato generale dava 8 punti di distacco ai Dem, che ora si sono dimezzati facendo pronosticare una vittoria del GOP nelle Midterm che spianerebbe la strada ad altri 6 anni di Amministrazione Trump da ritenersi devastanti per il futuro politico dei globalisti, anche perché pure la maggioranza dell’Alta Corte è in mano al GOP e, dopo il solito tentativo alla Me Too, i democratici hanno perso la partita pochi giorni fa, quando non sono riusciti a fermare la nomina del Giudice voluto da Trump.
In conclusione, il quadro politico complessivo sembra nettamente favorevole a Di Maio e Salvini, e l’azzardo del 2.4% di deficit per realizzare parte dei loro rispettivi programmi, qualora non suscitasse una reazione dell’UE, probabilmente attesa e in cuor loro finanche caldeggiata, potrebbe spingerli, riguardo la Legge finanziaria, ad alzare magari ancora di più l’asticella rinforzando le istanze sovraniste a livelli che, fino ai mesi scorsi, erano assolutamente impensabili.
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